martedì 22 gennaio 2019

Santi Vincenzo e Anastasio, Martiri

Semidoppio.
Paramenti rossi.

Oggi la Santa Chiesa festeggia insieme due Martiri che professarono eroicamente la loro fede, ma in tempi e località ben differenti.

Autore spagnolo, San Vincenzo e un donatore,
Museo del Prado, Madrid, Spagna, 1450-1500.
Vincenzo, figlio del console Eutichio e della matrona Enola, nacque a Huesca, nella Spagna citeriore. Si dedicò allo studio fin dall'infanzia e venne ben presto affidato dal padre a San Valerio, vescovo di Saragozza, perché provvedesse alla sua formazione spirituale nelle sacre lettere. Questi lo nominò arcidiacono, affidandogli anche l'incarico di predicare il Vangelo in sua vece poiché il vescovo non poteva, per un impedimento di lingua, soddisfare da sé al dovere della predicazione.
Essendo stato riferito ciò al Preside Daciano, che gli imperatori Diocleziano e Massimiano avevano fatto governatore della provincia, Vincenzo fu preso a Saragozza e fu condotto incatenato, insieme col vescovo San Valerio, al cospetto di Daciano a Valencia. Mentre il santo vescovo veniva esiliato, là Vincenzo fu battuto con verghe e torturato sul cavalletto alla presenza di molti; ma né la violenza dei tormenti né la durezza o dolcezza delle parole avendo potuto rimuoverlo dal suo proposito, dopo essere stato disteso sopra una graticola posta su carboni ardenti, scarnificato con uncini di ferro e bruciato con lastre infuocate, fu ricondotto nella prigione seminata di cocci rotti, affinché il suo corpo nudo, oppresso dal sonno, fosse tormentato anche da questi rottami aguzzi sottoposti.
Nonostante tutti questi tormenti, la testimonianza di Vincenzo continuava ad esser limpida e ferma, e il santo diacono diceva all'empissimo Daciano: «Tu mi fai proprio un servizio da amico, perché ho sempre desiderato suggellare con il sangue la mia fede in Cristo. Vi è un altro in me che soffre, ma che tu non potrai mai piegare. Questo che ti affatichi a distruggere con le torture è un debole vaso di argilla che deve ad ogni modo spezzarsi. Non riuscirai mai a lacerare quello che resta dentro e che domani sarà il tuo giudice».
Ma mentre egli stava rinchiuso nell'oscura prigione, ecco una vivissima luce illuminare tutta la prigione; luce che riempì di somma ammirazione tutti i presenti, sì che il custode della prigione ne riferì a Daciano. Questi, fattolo uscire, lo fece mettere sopra d'un soffice letto, sforzandosi così di sedurre colle delizie colui che non aveva potuto ridurre al suo volere coi supplizi. Ma l'animo invitto di Vincenzo, fortificato dalla fede e speranza in Gesù Cristo, vinse ogni cosa.
Dopo aver superati il fuoco, il ferro e la crudeltà dei carnefici, a Valencia se ne volò vittorioso alla celeste corona del martirio, il 22 gennaio 304, prima della promulgazione del IV editto di persecuzione emanato dall'imperatore Diocleziano. Il suo corpo essendo stato gettato via e rimasto insepolto, un corvo lo difese miracolosamente cogli artigli, col becco e colle ali dagli uccelli e da un lupo. Risaputo ciò, Daciano ordinò che, legato in un sacco insieme ad un grosso macigno, venisse sommerso in alto mare; ma anche da questo rigettato miracolosamente sulla riva, fu infine seppellito dai Cristiani.
Dopo la conversione dell'imperatore Costantino Magno, a Valencia fu eretta una basilica in onore di San Vincenzo e sotto l'altare maggiore furono composte le sue reliquie. Al tempo dell'invasione dei Mori, il corpo del Martire fu traslato in Portogallo, in una chiesetta fatta appositamente costruire presso il promontorio detto Cabo de São Vicente (Capo di San Vincenzo) in Algarve. Finita la guerra contro i Mori, le spoglie mortali di San Vincenzo furono imbarcate in una nave diretta a Lisbona, ove prima furono deposte nella chiesa di San Giusto e Santa Rufina, e, dopo qualche tempo, il 15 settembre 1173, trasportate solennemente in cattedrale. Alcune sue reliquie sono conservate nell'abbazia romana delle Tre Fontane.
Il nobile trionfo della passione di San Vincenzo fu molto bene descritto in versi dal poeta spagnolo cristiano Prudenzio e celebrato con somme lodi da Sant'Agostino e da papa San Leone. Nella fattispecie Sant'Agostino diceva: «Qual regione, qual provincia, dove mai, o si estenda il Romano Impero o la religione cristiana, non gode di celebrare l'anniversario di San Vincenzo?» (Sermo CCLXXVI, 4; P.L. 38, 1257). Tutto ciò è confermato dalle numerosissime chiese innalzate in suo onore e dalle città che lo hanno scelto come loro patrono.

Immagine miracolosa di Sant'Anastasio, monaco e martire.
Anastasio nacque in Persia col nome di Magundat. Fu educato da suo padre Han nei riti del mazdeismo (zoroastrismo) e, quando fu adulto, entrò a far parte dell'esercito persiano. Nel 614 il re dei Persiani, Cosroe II, si impadronì di Gerusalemme e fece trasportare in Persia la vera Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Magundat, incuriosito della venerazione che i cristiani riservavano a tale strumento di morte e di supplizio, volle conoscere i rudimenti della religione cristiana. Ammirato dell'eroismo dei martiri, volle abbracciare la fede cristiana; quindi, si recò a Gerusalemme, ove ricevette il Santo Battesimo assumendo il nome di Anastasio (“il risorto”) per indicare la sua conversione.
Visse quale monaco per sette anni, poi si recò a Cesarea Marittima in Palestina, allora soggetta al dominio persiano, e là fu catturato dai suoi compatrioti. Quivi soffrì coraggiosamente per la religione di Cristo catene e battiture. Essendo egli stato soldato dell'esercito persiano, si chiese al re Cosroe II di decidere nei suoi riguardi. Davanti al re che gli prometteva la liberazione se avesse abiurato la fede cristiana, Anastasio rimase intrepido nel suo santo proposito. Allora fu portato a Bethsaleon in Assiria (detta poi Sergiopoli, l'attuale Resafa in Siria), dove i Persiani lo sottoposero per la fede cristiana a vari supplizi, e, infine, il 22 gennaio 628, il re Cosroe II gli fece troncare la testa insieme con altri settanta Cristiani.
Le sue reliquie furono portate dapprima a Gerusalemme, nel monastero in cui aveva professato la vita monastica. Il suo capo fu poi trasportato a Roma, alle Acque Salvie, nell'abbazia delle Tre Fontane, presso la via Ostiense, al tempo dell'imperatore Eraclio intorno al 640. Insieme al suo capo fu portata anche una sua venerabile immagine, al cui cospetto, come attestano gli atti del Secondo Concilio Niceno, vengono scacciati i demoni e guarite molte malattie.


In un tempo nel quale (forse dopo l'eccidio del 586) Gerusalemme era stata distrutta, il Salmista scongiura il Signore di venire in aiuto del suo popolo, di cui una parte fu massacrata. La Santa Chiesa applica questo Salmo ai Martiri perseguitati dai nemici di Dio.

INTROITUS
Ps 78:11-12; 78:10. Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est. Ps 78:1. Deus, venérunt gentes in hereditátem tuam: polluérunt templum sanctum tuum: posuérunt Jerúsalem in pomórum custódiam. . Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. . Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen. Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est.

Ps 78:11-12; 78:10. Signore, il gemito dei prigionieri giunga al tuo cospetto: rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato dei tuoi santi. Ps 78:1. O Dio, i pagani hanno invaso il tuo retaggio, profanato il tuo santo tempio, ridotto Gerusalemme a un tugurio da guardiani di frutta. . Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. . Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Signore, il gemito dei prigionieri giunga al tuo cospetto: rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato dei tuoi santi.

Gloria

ORATIO
Orémus.
Adésto, Dómine, supplicatiónibus nostris: ut, qui ex iniquitáte nostra reos nos esse cognóscimus, beatórum Mártyrum tuórum Vincéntii et Anastásii intercessióne liberémur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Ascolta, o Signore, le nostre suppliche, affinché, mentre riconosciamo la colpevolezza delle nostre iniquità, ne siamo liberati per l'intercessione dei tuoi beati martiri Vincenzo e Anastasio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

I giusti sono beati in mezzo alle loro prove, perché i tormenti toccano solo i loro corpi lasciando le anime in pace. Le afflizioni sono transitorie e assicurano loro la più bella ricompensa, perché li purificano. In fine si cambieranno le parti: e i giusti giudicheranno i loro carnefici.

LECTIO
Léctio libri Sapiéntiae.
Sap 3:1-8.
Justorum ánimae in manu Dei sunt, et non tanget illos torméntum mortis. Visi sunt oculis insipiéntium mori: et aestimáta est afflíctio exitus illórum: et quod a nobis est iter, extermínium: illi autem sunt in pace. Et si coram homínibus torménta passi sunt, spes illórum immortalitáte plena est. In paucis vexáti, in multis bene disponéntur: quóniam Deus tentávit eos, et invenit illos dignos se. Tamquam aurum in fornáce probávit illos, et quasi holocáusti hóstiam accépit illos, et in témpore erit respéctus illorum. Fulgébunt justi, et tamquam scintíllae in arundinéto discúrrent. Judicábunt natiónes, et dominabúntur pópulis, et regnábit Dóminus illórum in perpétuum.

Lettura del libro della Sapienza.
Sap 3:1-8.
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subirono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come ostia di olocausto, e a suo tempo saranno consolati. I giusti risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Giudicheranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

GRADUALE
Exod 15:11. Gloriósus Deus in Sanctis suis: mirábilis in majestáte, fáciens prodígia. Exod 15:6. . Déxtera tua, Dómine, glorificáta est in virtúte: déxtera manus tua confrégit inimícos.

Exod 15:11. Dio è glorioso nei suoi santi, mirabile nella sua maestà, operatore di prodigi. Exod 15:6. . La tua destra, o Signore, si è distinta nella forza; la tua destra ha spezzato i nemici.

ALLELUJA
Allelúja, allelúja. Eccl 44:14. . Córpora Sanctórum in pace sepúlta sunt, et nómina eórum vivent in generatiónem et generatiónem. Allelúja.

Alleluia, alleluia. Eccl 44:14. . I corpi dei Santi sono sepolti in pace e i lori nomi sopravviveranno di generazione in generazione. Alleluia.

Dopo Settuagesima, omessi l'Alleluja e il suo Versetto, si dice:

TRACTUS
Ps 125:5-6. Qui séminant in lácrimis, in gáudio metent. . Eúntes ibant et flébant, mitténtes sémina sua. . Veniéntes autem vénient cum exsultatióne, portántes manípulos suos.

Ps 125:5-6. Chi semina nelle lacrime, mieterà nel gaudio. . Nell'andare procedevano piangendo e portando il seme da gettare. . Ma nel tornare verranno cantando e portando i propri covoni.

Nostro Signore Gesù Cristo predice ai suoi Apostoli i flagelli che segneranno la fine dei tempi e le persecuzioni di cui i buoni saranno oggetto da parte dei cattivi. Non temete, perché Colui senza la volontà del quale non cade il più sottile capello, sarà con voi per dirvi ciò che dovrete rispondere e metterà le anime vostre fuori di pericolo, assicurando loro la vita eterna.

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Lucam.
Luc 21:9-19.
In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Cum audiéritis proelia et seditiónes, nolíte terréri: opórtet primum haec fíeri, sed nondum statim finis. Tunc dicébat illis: Surget gens contra gentem, et regnum advérsus regnum. Et terraemótus magni erunt per loca, et pestiléntiae, et fames, terrorésque de coelo, et signa magna erunt. Sed ante haec ómnia injícient vobis manus suas, et persequéntur tradéntes in synagógas et custódias, trahéntes ad reges et praesides propter nomen meum: contínget autem vobis in testimónium. Pónite ergo in córdibus vestris non praemeditári, quemádmodum respondeátis. Ego enim dabo vobis os et sapiéntiam, cui non potérunt resístere et contradícere omnes adversárii vestri. Tradémini autem a paréntibus, et frátribus, et cognátis, et amícis, et morte affícient ex vobis: et éritis ódio ómnibus propter nomen meum: et capíllus de cápite vestro non períbit. In patiéntia vestra possidébitis ánimas vestras.

Seguito del santo Vangelo secondo Luca.
Luc 21:9-19.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine. Poi disse loro: Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno in luoghi diversi grandi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

Omelia di San Gregorio, Papa.
Omelia 35 sui Vangeli.
Il Signore e Redentore nostro annunzia i mali che precederanno la fine del mondo affinché, quando essi verranno, tanto meno perturbino quanto più saranno stati conosciuti prima. Infatti le frecce che si prevedono feriscono meno; e i mali del mondo ci sembrano più tollerabili quando la previsione ci premunisce contro di essi, come uno scudo. Ecco dunque quello che dice: Quando sentirete parlare di guerre e sommosse, non vi spaventate; bisogna che prima avvengano queste cose, ma la fine non verrà subito dopo. È necessario ponderare le parole del nostro Redentore, con le quali egli ci annunzia che dobbiamo patire sia all'esterno che all'interno. Le guerre infatti vengono fatte dai nemici, le sommosse dai cittadini. Per indicarci dunque che saremo turbati all'esterno e all'interno, ci dice che altro avremo a soffrire dai nemici e altro dai fratelli.
Ma poiché, avvenuti questi mali, non seguirà subito la fine, aggiunge: Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; e vi saranno in diversi luoghi grandi terremoti, e pestilenze e carestie; e vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo. L'ultima calamità sarà così preceduta da molte calamità; e con i frequenti mali che precederanno, vengono indicati i mali eterni, che seguiranno. Perciò, dopo le guerre e le sommosse, non seguirà subito la fine; perché devono precedere molti mali che possano preannunciare il male che non avrà fine.
Però, dopo che si è parlato di tanti segni di perturbazione, è necessario prenderli brevemente in considerazione ad uno ad uno. Perché sta scritto che noi ne subiamo alcuni dal cielo, altri dalla terra, altri dagli elementi, altri dagli uomini. Dice infatti: Si solleverà popolo contro popolo: ecco lo scompiglio degli uomini; vi saranno in diversi luoghi grandi terremoti: ecco l'ira che verrà dall'alto; vi saranno pestilenze e: ecco la perturbazione nei corpi; vi saranno fame e carestia: ecco la sterilità della terra; e fenomeni spaventosi dal cielo e tempeste: ecco l'instabilità dell'atmosfera. Poiché dunque tutto deve essere distrutto, prima della distruzione tutto sarà sconvolto; e noi, che in tutto abbiamo peccato, in ogni cosa saremo puniti, perché si avveri quanto è stato detto: E con lui combatterà l'universo contro gli insensati.

OFFERTORIUM (dopo Settuagesima si omette l'alleluja)
Ps 67:36. Mirábilis Deus in Sanctis suis: Deus Israël, ipse dabit virtútem et fortitúdinem plebi suae: benedíctus Deus, allelúja.

Ps 67:36. Mirabile è Dio nei suoi Santi: Egli stesso, Iddio d'Israele, darà al suo popolo forza e potenza: sia benedetto Dio, alleluia.

SECRETA
Múnera tibi, Dómine, nostrae devotiónis offérimus: quae et pro tuórum tibi grata sint honóre justórum, et nobis salutária, te miseránte, reddántur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Ti presentiamo, Signore, l'offerta del nostro sacrificio: degnati di accettarlo in onore dei tuoi santi, e, per tua misericordia, ci sia fonte di salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRAEFATIO COMMUNIS
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.

COMMUNIO
Sap 3:4-6. Et si coram homínibus torménta passi sunt, Deus tentávit eos: tamquam aurum in fornáce probávit eos, et quasi holocáusta accépit eos.

Sap 3:4-6. Anche se agli occhi degli uomini subirono tormenti, Dio li ha provati: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Quaesumus, omnípotens Deus: ut, qui coeléstia aliménta percépimus, intercedéntibus beátis Martýribus tuis Vincéntio et Anastásio, per haec contra ómnia advérsa muniámur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Ti supplichiamo, Dio onnipotente, che per mezzo di questi celesti nutrimenti e per l'intercessione dei tuoi santi martiri Vincenzo ed Anastasio, siamo irrobustiti contro ogni avversità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.