domenica 20 gennaio 2019

Santi Fabiano Papa e Sebastiano, Martiri

Doppio.
Paramenti rossi.

I due grandi martiri romani, Fabiano e Sebastiano, manifestarono con il loro coraggio, il primo nel 250 durante la persecuzione di Decio, il secondo durante la persecuzione di Diocleziano, la potenza divina di Nostro Signore Gesù Cristo «che operò in loro dei miracoli» (Graduale). Gli antichi martirologi uniscono i loro nomi. Come i martiri di cui ci parla l'Epistola, questi due Santi «furono trovati perfetti nel testimoniare la loro fede in Cristo» perché «per causa del Figlio dell'Uomo furono perseguitati» (Evangelium).

Fabiano, cittadino romano e umile contadino, trovandosi nella città di Roma nel momento in cui i cristiani dovevano eleggere il successore di papa Sant'Antero, egli fu designato divinamente quale successore al trono apostolico da una colomba che si posò sul suo capo (cfr. Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiatica, VI, 29). Quindi fu eletto sommo Pontefice unanimemente il 10 gennaio 236, al tempo dell'imperatore Massimino. Durante il suo pontificato si ebbe una parentesi pacifica sul fronte delle persecuzioni contro i cristiani.
Secondo il Liber Pontificalis, divise la città di Roma in sette distretti (diaconie), ognuno supervisionato da un diacono, il quale doveva aver cura dei poveri. Creò altrettanti suddiaconi, i quali avevano il compito di raccogliere gli Atti dei Martiri, scritti da sette notai. Inoltre, provvide a sistemare i cimiteri cristiani e, dopo aver fatto riesumare papa San Ponziano, deportato nelle miniere in Sardegna ed ivi morto nel 235, lo fece traslare nelle Catacombe di San Callisto a Roma. Stabilì pure, che ogni anno il Giovedì Santo, in Coena Domini, bruciato il vecchio, si rinnovasse il santo crisma.
Nel 249 ripresero le persecuzioni contro i cristiani, con la salita al potere dell'imperatore Decio. Questi emanò l'editto del libello (libellus), in cui si decretava che tutti i sudditi dell'Impero romano avrebbero dovuto proclamare solennemente e pubblicamente la loro adesione al paganesimo tradizionale, attraverso un sacrificio; in cambio di questo atto cultuale i sacrificanti avrebbero ricevuto un “libellus”, una sorta di certificato che attestava la loro qualità di seguaci degli antichi culti dello Stato e quindi la loro appartenenza a Roma. Coloro che non si attenevano a questa prassi venivano dichiarati fuorilegge e nemici dello Stato. I cristiani insorsero, ma non tutti adottarono lo stesso comportamento: alcuni abiurarono la fede cristiana (lapsi); altri, soprattutto nobili, acquistarono il libello senza compiere il sacrificio prescritto (libellatici); altri ancora affrontarono la via del martirio.
Tra i primi a rifiutare questa imposizione fu papa Fabiano, che l'imperatore vedeva come un nemico personale e un rivale. Imprigionato nel carcere Tullianum, il Santo Pontefice si spense per fame e stenti, il 20 gennaio 250, ricevendo la gloriosa corona del martirio, e fu sepolto nella cripta papale delle Catacombe di San Callisto sulla via Appia, dopo aver governato la Santa Chiesa quindici anni e quattro giorni. Nel mese di dicembre fece cinque ordinazioni, nelle quali creò ventidue preti, sette diaconi e undici vescovi per luoghi diversi.
Attualmente la sua testa è conservata nella cappella Albani della Basilica di San Sebastiano fuori le mura; mentre, dal XV secolo, le sue ossa sono collocate nella cappella delle reliquie del museo diocesano della Diocesi di Cuneo presso la chiesa di San Sebastiano.

Sebastiano, nato a Narbona, in Gallia, verso il 256, da padre Narbonese e madre Milanese, fu educato a Milano, ove fu istruito nei principi della fede cristiana. Si trasferì poi a Roma e intraprese la carriera militare, fino a diventare tribuno della prima coorte imperiale, i pretorani. Egli fu molto caro per la nobiltà della sua nascita e per il suo valore all'imperatore Diocleziano, che non sospettava affatto fosse cristiano.
Forte del suo ruolo, aiutava coll'opera e coi beni i Cristiani la cui fede professava segretamente e colle sue esortazioni fortificava talmente quelli che vedeva paventare la violenza dei tormenti, che molti si offrivano spontaneamente ai carnefici per Nostro Signore Gesù Cristo. Tra questi ci furono i due giovani fratelli cristiani, Marco e Marcelliano, che furono arrestati in quanto cristiani; il loro padre Tranquillino ottenne dal prefetto Agrezio Cromazio, un periodo di trenta giorni per far riflettere i suoi due figli, affinché essi potessero salvarsi sacrificando agli déi. Dato che i due giovani stavano per cedere, il tribuno Sebastiano intervenne convincendoli a perseverare nella fede. Mentre Sebastiano parlava loro, fu visto circondato di una luce soprannaturale. Tra i presenti a tale evento miracoloso, vi era Zoe, moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, la quale, muta da sei anni, alle preghiere di Sebastiano e al segno della santa croce sulle sue labbra, recuperò l'uso della parola. A fronte di tale miracolo, Nicostrato e Zoe e altre persone credettero e chiesero di ricevere il santo Battesimo, che fu amministrato dal prete Policarpo. Scaduti i trenta giorni di prigionia dei due fratelli, il padre Tranquillino riferì al prefetto Cromazio di esser divenuto anch'egli cristiano e lo stesso Prefetto, condotto alla fede, ricevette il santo Battesimo insieme col figlio Tiburzio.
Essendo stato denunciato Sebastiano come cristiano, l'imperatore Diocleziano se lo fece condurre e, dopo averlo fortemente ripreso, si sforzò con ogni artifizio di distornarlo dalla fede di Cristo. Ma non riuscendo a nulla né colle promesse né colle minacce, fattolo denudare e legare ad un palo, ordinò che lo si trafiggesse con frecce. Credendolo tutti morto, fu abbandonato in pasto alle bestie selvatiche. Poco dopo, una nobile e santa donna, Irene, ne fece recuperare il corpo di notte per dargli sepoltura; ma trovatolo ancora vivo, lo curò in casa sua.
Pertanto riacquistata la salute, si ripresentò all'imperatore Diocleziano, che stava salendo al tempio di Ercole, e gli rimproverò ancor più liberamente la sua empietà. Alla sua vista dapprima questi stupì, credendolo morto; poi sia per la novità della cosa sia per il severo rimprovero di Sebastiano, acceso di collera, comandò che venisse battuto con verghe a morte. L'esecuzione della condanna avvenne nell'ippodromo del Palatino, ove colpito atrocemente rese l'anima a Dio: era il 304. Il suo corpo venne gettato nella Cloaca Maxima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo.
La notte seguente, la matrona Lucina fu avvertita in sogno dallo stesso Sebastiano dove era il suo corpo e le fu ordinato di seppellirlo accanto alle tombe degli apostoli. Infatti le Catacombe della via Appia avevano ospitato temporaneamente, durante la persecuzione di Valeriano, le reliquie dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: erano quindi dette “Memoria apostolorum”. Su tale luogo papa Damaso († 384) fece edificare una celebre chiesa dedicata a San Sebastiano.
Le reliquie di questo Santo Martire, sistemate dapprima in una cripta sotto la basilica costantiniana detta “Basilica Apostolorum”, furono divise sotto il pontificato di papa Eugenio II, che ne mandò una parte alla chiesa di San Medardo di Soissons il 13 ottobre 826. Il suo successore, papa Gregorio VI, fece traslare il resto del corpo nell'oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano. Il capo, inserito in un prezioso reliquiario da papa Leone IV, fu poi trasferito nella Basilica dei Quattro Coronati, dove è ancora venerato. Gli altri resti del suo corpo rimasero nella Basilica Vaticana fino al 1218, quando papa Onorio III concesse ai monaci cistercensi di risistemare le reliquie del Santo Martire nell'antica cripta della Basilica dedicata in suo onore. Nel XVII secolo l'urna contenente le reliquie di San Sebastiano venne posta in una cappella della nuova chiesa, sotto l'altare, dove tuttora le sue reliquie si venerano.
Monumenti antichissimi dimostrano come il suo culto sia stato diffuso, oltre che in Italia, anche nella Spagna e nell'Africa.


Ambito senese, Madonna con Gesù Bambino in gloria con angeli tra i Santi Fabiano e Sebastiano,
Chiesa di San Giorgio, Montemerano, 1620 circa.


INTROITUS
Ps 78:11-12; 78:10. Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est. Ps 78:1. Deus, venérunt gentes in hereditátem tuam: polluérunt templum sanctum tuum: posuérunt Jerúsalem in pomórum custódiam. ℣. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen. Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est.

Ps 78:11-12; 78:10. Signore, il gemito dei prigionieri giunga al tuo cospetto: rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato dei tuoi santi. Ps 78:1. O Dio, i pagani hanno invaso il tuo retaggio, profanato il tuo santo tempio, ridotto Gerusalemme a un tugurio da guardiani di frutta. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. ℞. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Signore, il gemito dei prigionieri giunga al tuo cospetto: rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato dei tuoi santi.

Gloria

ORATIO
Orémus.
Infirmitátem nostram réspice, omnípotens Deus: et, quia pondus própriae actiónis gravat, beatórum Mártyrum tuórum Fabiáni et Sebastiáni intercéssio gloriósa nos prótegat. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Dio onnipotente, guarda alla nostra debolezza: e poiché grava su di noi il peso dei peccati, ci protegga l'intercessione gloriosa dei tuoi santi martiri Fabiano e Sebastiano. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Léctio Epístolae Beáti Pauli Apóstoli ad Hebraeos.
Hebr 11:33-39.
Fratres: Sancti per fidem vicérunt regna, operáti sunt justítiam, adépti sunt repromissiónes, obturavérunt ora leónum, exstinxérunt ímpetum ignis, effugérunt áciem gládii, convaluérunt de infirmitáte, fortes facti sunt in bello, castra vertérunt exterórum: accepérunt mulíeres de resurrectióne mórtuos suos: álii autem disténti sunt, non suscipiéntes redemptiónem, ut meliórem invenírent resurrectiónem: alii vero ludíbria et vérbera expérti, ínsuper et víncula et cárceres: lapidáti sunt, secti sunt, tentáti sunt, in occisióne gládii mórtui sunt: circuiérunt in melótis, in péllibus caprínis, egéntes, angustiáti, afflicti: quibus dignus non erat mundus: in solitudínibus errantes, in móntibus et spelúncis et in cavérnis terrae. Et hi omnes testimónio fídei probáti, invénti sunt in Christo Jesu, Dómino nostro.

Lettura dell'Epistola del Beato Paolo Apostolo agli Ebrei.
Hebr 11:33-39.
Fratelli, i Santi mediante la fede debellarono i regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni, estinsero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono dalle malattie, diventarono prodi in guerra, misero in fuga eserciti stranieri; le donne riebbero i loro morti risuscitati. Chi fu messo alla tortura, e non accettò liberazione per ottenere una risurrezione migliore; chi ebbe a patire scherni e flagelli ed anche catene e prigione. Furon lapidati, segati, sottoposti a dure prove; moriron di spada; andaron raminghi coperti di pelli di pecora o di capra, privi di tutto, vessati, maltrattati. Essi di cui non era degno il mondo, andavano errando per deserti e per monti, in spelonche e caverne della terra. Tutti questi, per la testimonianza resa alla loro fede, conseguirono la promessa, in Gesù Cristo Signor nostro.

GRADUALE
Exod 15:11. Gloriósus Deus in Sanctis suis: mirábilis in majestáte, fáciens prodígia. Exod 15:6. ℣. Déxtera tua, Dómine, glorificáta est in virtúte: déxtera manus tua confrégit inimícos.

Exod 15:11. Dio è glorioso nei suoi santi, mirabile nella sua maestà, operatore di prodigi. Exod 15:6. ℣. La tua destra, o Signore, si è distinta nella forza; la tua destra ha spezzato i nemici.

ALLELUJA
Allelúja, allelúja. Ps 144:10-11. ℣. Sancti tui, Dómine, benedícent te: glóriam regni tui dicent. Allelúja.

Alleluia, alleluia. Ps 144:10-11. ℣. I tuoi santi ti benedicono, o Signore; essi proclamano la gloria del tuo regno. Alleluia.

Dopo Settuagesima, omessi l'Alleluja e il suo Versetto, si dice:

TRACTUS
Ps 125:5-6. Qui séminant in lácrimis, in gáudio metent. . Eúntes ibant et flébant, mitténtes sémina sua. . Veniéntes autem vénient cum exsultatióne, portántes manípulos suos.

Ps 125:5-6. Chi semina nelle lacrime, mieterà nel gaudio. . Nell'andare procedevano piangendo e portando il seme da gettare. . Ma nel tornare verranno cantando e portando i propri covoni.

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Lucam.
Luc 6:17-23.
In illo témpore: Descéndens Jesus de monte, stetit in loco campéstri, et turba discipulórum ejus, et multitúdo copiósa plebis ab omni Judaea, et Jerúsalem, et marítima, et Tyri, et Sidónis, qui vénerant, ut audírent eum, et sanaréntur a languóribus suis. Et, qui vexabántur a spirítibus immúndis, curabántur. Et omnis turba quaerébat eum tángere: quia virtus de illo exíbat, et sanábat omnes. Et ipse, elevátis óculis in discípulos suos, dicebat: Beáti, páuperes: quia vestrum est regnum Dei. Beáti, qui nunc esurítis: quia saturabímini. Beáti, qui nunc fletis: quia ridébitis. Beáti éritis, cum vos óderint hómines, et cum separáverint vos et exprobráverint, et ejécerint nomen vestrum tamquam malum, propter Fílium hóminis. Gaudéte in illa die et exsultáte: ecce enim, merces vestra multa est in coelo.

Seguito del santo Vangelo secondo Luca.
Luc 6:17-23.
In quel tempo, Gesù si fermò in un ripiano con la folla dei suoi discepoli e gran quantità di popolo che da tutta la Giudea e da Gerusalemme e dalle marine di Tiro e di Sidone era venuta ad ascoltarlo e farsi guarire dalle proprie infermità. E quelli che erano vessati da spiriti immondi ne erano liberati; e tutto il popolo cercava di toccarlo, perché da lui scaturiva una potenza che sanava tutti. E alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi, che siete poveri, perché a voi appartiene il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e oltraggeranno e ripudieranno il vostro nome come di malvagi per cagione del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate; ecco, la vostra mercede sarà grande nel cielo.

Omelia di Sant'Ambrogio, Vescovo.
Libro 5 sul cap. 6 di Luca, dopo l'inizio.
Fate bene attenzione a tutto, al modo in cui sale con i discepoli e discende alle folle. In che modo infatti la folla poteva vedere Cristo se non in basso? Non Lo segue sulle altezze, non sale ai vertici. Pertanto dove discende, trova gli infermi: sulle altezze infatti non ci possono essere infermi. Indi anche Matteo insegna che i debilitati furono sanati nei luoghi inferiori. Prima difatti va sanato ciascuno in modo che possa ascendere al monte pian piano con le forze che crescono; e quindi sana ciascuno nei luoghi inferiori, cioè, li richiama dalla lussuria, rimuove il danno della cecità. È sceso alle nostre ferite, affinché, con un certo uso ed abbondanza della sua natura, ci faccia essere compartecipi del regno dei cieli.
Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. San Luca pose soltanto quattro beatitudini del Signore, mentre San Matteo otto: ma in quelle otto ci stanno queste quattro, ed in queste quattro quelle otto. Questi infatti ha come abbracciato le quattro virtù cardinali; quello in quelle otto ha rivelato un numero mistico. Infatti molti Salmi hanno l'iscrizione “per l'ottava”: e ricevi ordine di metterti in grado di partecipare in qualche modo a queste otto beatitudini. Come infatti l'ottava è la perfezione della nostra speranza, così l'ottava è la somma delle virtù.
Ma prima guardiamo a quelle che sono più grandi. Beati, disse, i poveri, perché vostro è il regno di Dio. Entrambi gli Evangelisti posero questa beatitudine. Infatti è la prima in ordine, è una madre e la generazione delle virtù: poiché chi avrà disprezzato le cose del mondo, egli meriterà la vita eterna; né può meritare il regno dei cieli colui che, oppresso dal desiderio del mondo, non ha la capacità di emergere.

OFFERTORIUM
Ps 31:11. Laetámini in Dómino et exsultáte, justi: et gloriámini, omnes recti corde.

Ps 31:11. Gioite nel Signore ed esultate, o giusti: inneggiate voi tutti, animi retti.

SECRETA
Hóstias tibi, Dómine, beatórum Mártyrum tuórum Fabiáni et Sebastiáni dicátas méritis, benígnus assúme: et ad perpétuum nobis tríbue proveníre subsídium. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Accetta, o Signore, per la tua bontà queste offerte, che ti presentiamo in onore dei meriti dei tuoi santi martiri Fabiano e Sebastiano; e fa' che esse ci meritino una continua protezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRAEFATIO COMMUNIS
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.

COMMUNIO
Luc 6:18; 6:19. Multitúdo languéntium, et qui vexabántur a spirítibus immúndis, veniébant ad eum: quia virtus de illo exíbat, et sanábat omnes.

Luc 6:18; 6:19. Una folla di malati e di vessati da spiriti immondi venivano a Lui, perché da Lui usciva una virtù che li sanava tutti.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Refécti participatióne múneris sacri, quaesumus, Dómine, Deus noster: ut, cujus exséquimur cultum, intercedéntibus sanctis Martýribus tuis Fabiáno et Sebastiáno, sentiámus efféctum. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Ristorati dalla partecipazione a questo sacramento, ti preghiamo, o Signore nostro Dio, affinché per l'intercessione dei tuoi santi martiri Fabiano e Sebastiano, sentiamo l'effetto duraturo del sacrificio celebrato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.