domenica 6 gennaio 2019

Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo

Stazione a San Pietro.
Doppio di I classe con Ottava privilegiata di II ordine. Semidoppio (infra l'Ottava: 7-12 gennaio).
Paramenti bianchi.

La solennità dell'Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo, celebrata in Oriente sin dal III secolo ed estesasi in Occidente verso la fine del IV secolo, nel suo impianto liturgico generale, vuole celebrare la Manifestazione - ecco ciò che significa la parola «Epifania» - del divin Verbo Incarnato nell'adorazione tributatagli dai Magi d'Oriente, nel Battesimo impartito a Nostro Signore Gesù Cristo da San Giovanni Battista nel Giordano e, infine, nel primo miracolo di Nostro Signore Gesù Cristo presso le nozze di Cana. Il suddetto triplice significato risuona nell'Officio dei Secondi Vespri di tale solennità: «Tre miracoli hanno illustrato il santo giorno che celebriamo: oggi la stella condusse i Magi al presepio: oggi fu cambiata l'acqua in vino alle nozze: oggi Cristo volle essere battezzato nel Giordano da Giovanni per salvar noi, alleluia» (Antifona al Magnificat).
Come il Natale anche l'Epifania è il mistero di un Dio che si fa visibile; ma non più soltanto ai Giudei, bensì anche ai Gentili, cui in questo giorno Dio rivela il suo Figlio (Oratio). Il profeta Isaia scorge in una grandiosa visione, la Santa Chiesa, rappresentata da Gerusalemme, alla quale «accorrono i re, le nazioni, la moltitudine dei popoli. Essi vengono di lontano con le loro numerose carovane, cantando le lodi del Signore e offrendogli oro e incenso» (Epistola). «I re della terra adoreranno Dio e le nazioni gli saranno sottomesse» (Offertorium). Questa profezia si realizza nel mistero, oggi celebrato e su cui la Santa Chiesa Romana pone l'enfasi: l'adorazione dei Magi (Evangelium), che indica la rivelazione del vero Dio ai Gentili e la vocazione universale alla salvezza in Nostro Signore Gesù Cristo mediante la Santa Chiesa che è il vero popolo eletto formato da tutti coloro, Ebrei e Pagani, che credono in Nostro Signore Gesù Cristo. Quello stesso Nostro Signore Gesù Cristo che i doni dei Magi proclamano Re da amare (oro), Dio da adorare (incenso) e Uomo dei dolori che per la sua Passione e Morte ci ha redenti (mirra).
Inoltre, tale solennità ha un'altra peculiarità: mentre il Natale celebra l'unione della divinità con l'umanità di Cristo, l'Epifania celebra l'unione mistica delle anime con Nostro Signore Gesù Cristo.
Ad Alessandria d'Egitto pubblicavasi ogni anno, il 6 gennaio, l'Epistola Festalis, lettera pastorale in cui il vescovo annunziava la festa di Pasqua dell'anno corrente. Di qui nacque l'uso delle lettere pastorali in principio di Quaresima. In Occidente, il IV sinodo di Orléans (541) ed il sinodo d'Auxerre (tra il 573 e il 603) introdussero la stessa usanza. Nel Medioevo vi si aggiunse la data di tutte le feste mobili. Il Pontificale Romano prescrive di cantar oggi solennemente, dopo il Vangelo, detto annunzio.
Oggi si tiene la Stazione nella Basilica di San Pietro in Vaticano: il Principe degli Apostoli ha infatti ricevuto in eredità e in custodia tutte le genti, per indicar loro il Salvatore unico dell'umanità, Nostro Signore Gesù Cristo.
(Cfr. Liturgia, Paris, Bloud et Gay, 1931, pag. 628 sg.; Epifania del Signore, blog Sardinia Tridentina).




6 GENNAIO
Sermone di San Leone, Papa.
Sermone 2 sull'Epifania.
Gioite nel Signore, o dilettissimi, di nuovo dico, gioite, perché, dopo breve intervallo di tempo dalla solennità della Nascita di Cristo, risplendé la festa della sua manifestazione; e colui che in quel giorno la Vergine diede alla luce, il mondo l'ha riconosciuto quest'oggi. Infatti il Verbo fatto uomo dispose il suo ingresso nel mondo in tal maniera, che il bambino Gesù fosse manifestato ai credenti e occultato ai suoi persecutori. Fin d'allora dunque i cieli proclamarono la gloria di Dio, e il suono della verità si sparse per tutta la terra (Ps 18:1), quando una schiera d'Angeli apparve ai pastori per annunziare loro la nascita del Salvatore, e una stella fu di guida ai Magi per venire ad adorarlo; affinché dall'oriente fino all'occidente risplendesse la venuta del vero Re, perché anche i regni d'Oriente appresero dai Magi gli elementi della fede, ed essi non rimasero nascosti all'impero Romano.
Certamente anche la crudeltà d'Erode, che voleva soffocare in sul nascere il Re che gli era sospetto, serviva, a sua insaputa, a questa diffusione della fede; ché, mentre intento a un atroce delitto perseguitava, con un massacro generale di bambini, l'ignoto bambino, ovunque più solennemente si spargeva la fama della nascita annunziata del dominatore del cielo, rendendola più pronta e più atta alla divulgazione, sia la novità d'un segno nuovo nel cielo sia l'empietà del crudelissimo persecutore. Allora pertanto il Salvatore fu portato anche in Egitto, affinché questo popolo, in preda a vecchi errori, fosse preparato, con una grazia segreta, a ricevere la sua prossima salute; e affinché, prima ancora d'aver bandito dall'animo la superstizione, ricevesse già ospite la stessa verità.
Riconosciamo dunque, o dilettissimi, nei Magi adoratori di Cristo, le primizie della nostra vocazione e della nostra fede; e con animo esultante celebriamo i princìpi di questa beata speranza. Infatti, fin d'allora cominciammo ad entrare nell'eterna eredità; fin d'allora ci si scoprirono i passi misteriosi della Scrittura intorno a Cristo; e la verità, che la cecità dei Giudei non accolse, sparse la sua luce in tutte le nazioni. Onoriamo dunque questo santissimo giorno in cui l'Autore della nostra salute s'è fatto conoscere; e quello che i Magi adorarono bambino nella culla, noi adoriamolo onnipotente nei cieli. E come quelli coi loro tesori offrirono al Signore dei mistici doni, così ancor noi sappiamo cavare dai nostri cuori dei doni degni di Dio.

7 GENNAIO
Sermone di Sant'Agostino, Vescovo.
Sermone 2 sull'Epifania, che è il 30 del Tempo.
I Magi sono venuti dall'Oriente ad adorare il bambino della Vergine. Questo il giorno che oggi celebriamo: a questa solennità noi offriamo il tributo di un sermone. Questo giorno che prima risplendé per essi, ricorre a noi in una festa annuale. Essi erano le primizie della Gentilità, noi siamo il popolo di essa Gentilità. A noi l'annunziò la lingua degli Apostoli, ad essi una stella quasi lingua dei cieli; a noi gli stessi Apostoli, quasi altri cieli, hanno annunziato la gloria di Dio.
Grande mistero: egli giaceva in una mangiatoia, e conduceva i Magi dall'Oriente. Era nascosto in una stalla, e veniva proclamato dal cielo; affinché così proclamato nel cielo, fosse riconosciuto nella stalla, e questo giorno ricevesse il nome d'Epifania, che in Latino può tradursi con manifestazione; giorno che mostra la grandezza e l'umiltà di lui, affinché, colui che era rivelato grande dagli astri lungi nel cielo, e che era bramato, fosse trovato in un angusto abituro sotto l'apparenza della debolezza, con membra di un neonato, avvolto in fasce di fanciullo, e (così) fosse adorato dai Magi e temuto dai cattivi.
Il re Erode infatti lo temé allorché ne ebbe l'annunzio dai Magi, ancora in cerca di questo bambino appena nato, di cui il cielo aveva loro attestato la nascita. Che sarà mai il tribunale di lui giudice, se la culla di lui infante faceva tremare dei re superbi? Quanto meglio ispirati sono i re, allorché lo cercano, non come Erode per ucciderlo, ma per adorarlo come i Magi; ora soprattutto che egli ha sofferto per gli stessi nemici, e da parte di essi nemici, la morte che il nemico desiderava infliggergli, e, subendola nel suo proprio corpo, l'ha uccisa. Se un re empio lo temé quando ancora succhiava il latte materno, i re ne abbiano un santo timore ora ch'egli siede alla destra del Padre.

8 GENNAIO
Dal Sermone di Sant'Agostino, Vescovo.
Sermone 2 sull'Epifania.
Di tanti re che sono nati e che sono morti fra i Giudei, ce n'è forse alcuno che dei Magi abbiano cercato per adorarlo? No, perché nessun altro fu conosciuto con linguaggio celeste. Tuttavia non bisogna dimenticare come questa illuminazione dei Magi fu una gran prova della cecità dei Giudei. Quelli infatti vennero a cercare nel loro paese quello che questi non riconobbero appunto.
Quelli lo trovarono in mezzo ad essi sotto forma di un bambino, questi si rifiutarono di credere in lui (quando lo videro) fra di loro. Degli stranieri accorsi da lungi adorarono nella Giudea Cristo bambino che non pronunziava ancora parola, mentre essi, suoi concittadini, lo crocifissero nel vigore dell'età mentre faceva miracoli. Gli uni l'adorarono come Dio, sebbene in piccole membra; gli altri non ebbero riguardo neppure alla sua umanità, nonostante la grandezza delle sue opere: essi (rimasero increduli) come se fosse stato maggior prodigio vedere risplendere una nuova stella al suo nascere, piuttosto che vedere il sole oscurarsi alla sua morte.
Orbene la stella che condusse i Magi al luogo dove era il Dio bambino colla Vergine madre, e che poteva sicuramente condurli sino alla città ov'era nato, tuttavia scomparve, né si mostrò più finché non ebbero interrogati gli stessi Giudei intorno alla città in cui doveva nascere il Cristo, ed i Giudei medesimi non l'ebbero indicata secondo la testimonianza della divina Scrittura, dicendo: In Betlemme di Giuda. Perché ecco ciò che sta scritto: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei appunto la più piccola tra i capoluoghi di Giuda; perché da te uscirà il Duce che guiderà il mio popolo Israele (Mich 5:2). Che altro mostrò con ciò la divina provvidenza, se non che i Giudei non conservavano che i santi libri, e ch'essi se ne servissero per illuminare i Gentili e accecare se stessi?

9 GENNAIO
Sermone di San Leone, Papa.
Sermone 1 sull'Epifania.
Celebrato il giorno beato in cui la Vergine purissima diede alla luce il Salvatore del genere umano, la veneranda solennità dell'Epifania ci porta ora, o dilettissimi, una continuazione di gioie: affinché queste due vicine solennità che ci rappresentano misteri di cui l'uno è come il seguito dell'altro, non lascino raffreddare la vivacità della nostra allegrezza e il fervore della nostra fede. Infatti, è in vista della salvezza di tutti gli uomini, che l'infanzia del mediatore fra Dio e gli uomini veniva già manifestata al mondo intero, allorquando era ancora rinchiusa in un piccolo villaggio.
Sebbene infatti egli avesse scelto il popolo d'Israele e una sola famiglia di questo popolo per prendere la natura dell'intera umanità, non volle però che i primordi della sua nascita rimanessero nascosti negli stretti confini dell'abitazione materna; ma volle essere subito conosciuto da tutti, essendosi degnato di nascere per tutti. Pertanto una stella d'un chiarore affatto nuovo apparisce in Oriente a tre Magi, più splendente e più bella delle altre stelle, che attrasse facilmente a sé gli sguardi e l'attenzione dei riguardanti: così che si comprendesse subito che un'apparizione sì straordinaria doveva avere qualche significato.
Pertanto colui che diede questo segno, aprì l'intelligenza di quelli che lo contemplavano: e ciò che fece comprendere, lo fece cercare, e, cercato, s'offrì ad essere trovato. I tre uomini si mettono in cammino sotto la scorta di questa luce celeste, e fissi gli occhi all'astro che li precede, ne seguono la strada ch'esso traccia loro, e sono condotti dallo splendore della grazia alla conoscenza della verità: essi che sotto l'impressione d'un sentimento suggerito dalla ragione umana, s'immaginarono che bisognava cercare nella città regale il Re neonato. Ma colui che aveva preso la forma di servo, ed era venuto non per giudicare, ma per essere giudicato, prescelse Betlemme per la sua nascita, Gerusalemme per la sua passione.

10 GENNAIO
Sermone di San Massimo, Vescovo.
Omelia 1 sull'Epifania.
In questa solennità, o dilettissimi, come c'insegna la tradizione venutaci dai padri, dobbiamo rallegrarci per la celebrazione di più misteri insieme. Si vuole infatti che quest'oggi Cristo nostro Signore fu adorato dai Magi che aveva guidati la stella; che invitato a nozze, cambiò l'acqua in vino; che dopo essere stato battezzato da Giovanni, consacrò le acque del Giordano, e purificò insieme il Battista che lo battezzava.
Ma che cosa siasi propriamente compiuto in questo giorno, lo sa colui che l'operò: noi tuttavia dobbiamo credere, senza alcun dubbio, che qualunque cosa essa sia, fu operata per noi. Infatti dal momento che i Caldei, invitati dai raggi d'una stella più fulgente, adorarono il vero Dio, i Gentili ricevettero la speranza di adorarlo. Nelle acque che furono cambiate in vino con un ordine nuovo, ci fu dato un saggio del sacramento della nuova bevanda. E perché l'Agnello di Dio fu battezzato, abbiamo ricevuto il benefizio d'un battesimo che ci rigenera a salvezza.
Quindi dobbiamo, o fratelli, per onorare il nostro Salvatore, di cui abbiamo da poco celebrato la nascita con una santa esultanza, festeggiare ancora con ogni devozione le primizie dei suoi miracoli. E con ragione questi tre misteri sono proposti in un sol giorno, a noi i quali confessiamo che le persone della ineffabile Trinità sono un solo Dio! Per questi miracoli, dunque, Cristo Signore e Redentore nostro volle rivelarsi agli occhi dei mortali, affinché l'invisibile sua divinità, che si celava nella sua nuova natura (umana), si manifestasse nelle sue opere.

11 GENNAIO
Sermone di San Fulgenzio, Vescovo.
Sermone 5, ch'è sull'Epifania, al principio.
Dio stesso, che nel vecchio testamento aveva ordinato che gli fossero offerte le primizie, fattosi uomo, domandò che gli fossero consacrate anche le primizie dei Gentili. I pastori furono le primizie dei Giudei, i Magi divennero le primizie dei Gentili. Quelli furono attirati da vicino, questi condotti da lontano. Dov'è, domandano, il Re dei Giudei ch'è nato? (Matt 2:2). Erode, re dei Giudei, aveva già dei figli. Archelao era nato in un palazzo, Cristo in un tugurio. Archelao, appena nato, fu adagiato sopra un letto d'argento, ma Cristo neonato è deposto in un'angustissima mangiatoia: e pure quello nato in un palazzo è negletto, questo nato in un ricovero è cercato; quello non è neppure nominato dai Magi, questo, trovato, è supplichevolmente adorato.
Chi è questo Re dei Giudei? Egli è povero e ricco, umile e sublime. Chi è questo Re dei Giudei ch'è portato come un bambino, ed è adorato come un Dio? Egli è piccolo nella mangiatoia, immenso nel cielo: vile nelle fasce, e gloriosamente manifestato dalle stelle. Perché ti conturbi così, o Erode? Questo Re che è nato non viene per vincere i re con muovere loro guerra, ma per soggiogarli mirabilmente col morire. Egli non è nato per succederti, ma affinché il mondo creda fedelmente in lui. Viene dunque non per combattere nella sua vita, ma per trionfare colla sua morte.
Questo bambino, che ora dai Magi è chiamato il Re dei Giudei, è anche il Creatore e Signore degli Angeli. Perciò se temi l'infanzia di questo neonato, devi assai più temere la sua onnipotenza nel giudicarti. Non temerlo come un successore nel tuo regno, ma temi in lui il giustissimo giudice che condannerà la tua infedeltà. Andate, disse, e fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo (Matt 2:8). Oh perfida astuzia, o empia incredulità, o ipocrita malvagità! Il sangue degli Innocenti, che hai sparso sì crudelmente, ben attesta ciò che volevi fare di questo bambino.

12 GENNAIO
Sermone di San Leone, Papa.
Sermone 4 sull'Epifania cap. 1.
È giusto e ragionevole, o dilettissimi, è un atto di vera pietà il gioire di tutto cuore nei giorni che attestano le opere della divina misericordia, e il celebrare solennemente quanto fu operato per la nostra salute; e a compiere questo pio dovere siamo invitati dalla disposizione stessa del tempo liturgico, la quale, dopo averci fatto celebrare il giorno in cui il Figlio di Dio coeterno al Padre nacque dalla Vergine, colloca a breve intervallo la festa dell'Epifania consacrata alla manifestazione del Signore.
Nella qual festa la divina provvidenza ci fa trovare un grande soccorso per la nostra fede: perché mentre si onorano con festa solenne le adorazioni che l'infanzia del Salvatore ricevé fin dai suoi inizi, abbiamo dagli stessi documenti originali la prova che Cristo aveva realmente, nascendo, la natura umana. Ecco infatti ciò che rende giusti gli empi, ciò che rende santi i peccatori: il credere cioè che in un solo e medesimo Gesù Cristo Signor nostro si trovano veramente sia la Divinità sia l'umanità. La Divinità, per la quale prima di tutti i secoli egli è uguale al Padre nella forma di Dio; l'umanità, per la quale negli ultimi tempi s'è unito all'uomo nella forma di servo.
Per corroborare dunque questa fede ch'era proclamata contro tutti gli errori, fu stabilito da un disegno dell'immensa bontà divina, che un popolo abitante in una lontana regione d'Oriente, popolo assai versato nella scienza dell'astronomia, ricevesse un segno della nascita del bambino che doveva regnare su tutto Israele. Infatti una stella d'uno splendore affatto nuovo e incomparabilmente bella, apparve ai Magi, e col suo meraviglioso splendore riempì di sì viva ammirazione gli animi loro, che la contemplavano, ch'essi credettero non potersi affatto rifiutare di cercare quanto si annunciava loro con segno sì straordinario.


L'Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo, Messale Romano 1943.


INTROITUS
Malach 3:1; 1Par 29:12. Ecce, advénit dominátor Dóminus: et regnum in manu ejus et potéstas et impérium. Ps 71:1. Deus, judícium tuum Regi da: et justítiam tuam Fílio Regis. ℣. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen. Ecce, advénit dominátor Dóminus: et regnum in manu ejus et potéstas et impérium.

Malach 3:1; 1Par 29:12. Ecco, giunge il sovrano Signore: e ha nelle sue mani il regno, la potestà e l'impero. Ps 71:1. O Dio, concedi al re il tuo giudizio, e la tua giustizia al figlio del re. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. ℞. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, giunge il sovrano Signore: e ha nelle sue mani il regno, la potestà e l'impero.

Gloria

ORATIO
Orémus.
Deus, qui hodiérna die Unigénitum tuum géntibus stella duce revelásti: concéde propítius; ut, qui jam te ex fide cognóvimus, usque ad contemplándam spéciem tuae celsitúdinis perducámur. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Dio, che oggi rivelasti alle genti il tuo Unigenito con la guida di una stella, concedi benigno che, dopo averti conosciuto mediante la fede, possiamo giungere a contemplare lo splendore della tua maestà. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Queste parole del profeta Isaia si riferiscono alla Gerusalemme celeste, perché da questo giorno dell'Epifania comincia il movimento delle Nazioni verso la Santa Chiesa, la vera Gerusalemme.

LECTIO
Léctio Isaíae Prophétae.
Is 60:1-6.
Surge, illumináre, Jerúsalem: quia venit lumen tuum, et glória Dómini super te orta est. Quia ecce, ténebrae opérient terram et caligo pópulos: super te autem oriétur Dóminus, et glória ejus in te vidébitur. Et ambulábunt gentes in lúmine tuo, et reges in splendóre ortus tui. Leva in circúitu óculos tuos, et vide: omnes isti congregáti sunt, venérunt tibi: fílii tui de longe vénient, et fíliae tuae de látere surgent. Tunc vidébis et áfflues, mirábitur et dilatábitur cor tuum, quando convérsa fúerit ad te multitúdo maris, fortitúdo géntium vénerit tibi. Inundátio camelórum opériet te, dromedárii Mádian et Epha: omnes de Saba vénient, aurum et thus deferéntes, et laudem Dómino annuntiántes.

Lettura del Profeta Isaia.
Is 60:1-6.
Sorgi, o Gerusalemme, sii raggiante: poiché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te. Mentre le tenebre si estendono sulla terra e le ombre sui popoli: ecco che su di te spunta l'aurora del Signore e in te si manifesta la sua gloria. Alla tua luce cammineranno le genti, e i re alla luce della tua aurora. Leva gli occhi e guarda intorno a te: tutti costoro si sono riuniti per venire a te: da lontano verranno i tuoi figli, e le tue figlie sorgeranno da ogni lato. Quando vedrai ciò sarai raggiante, il tuo cuore si dilaterà e si commuoverà: perché verso di te affluiranno i tesori del mare e a te verranno i beni dei popoli. Sarai inondata da una moltitudine di cammelli, dai dromedari di Madian e di Efa: verranno tutti i Sabei portando oro e incenso, e celebreranno le lodi del Signore.

GRADUALE
Is 60:6; 60:1. Omnes de Saba vénient, aurum et thus deferéntes, et laudem Dómino annuntiántes. ℣. Surge et illumináre, Jerúsalem: quia glória Dómini super te orta est.

Is 60:6; 60:1. Verranno tutti i Sabei portando oro e incenso, e celebreranno le lodi del Signore. ℣. Sorgi, o Gerusalemme, e sii raggiante: poiché la gloria del Signore è spuntata sopra di te.

ALLELUJA
Allelúja, allelúja. Matt 2:2. ℣. Vídimus stellam ejus in Oriénte, et vénimus cum munéribus adoráre Dóminum. Allelúja.

Alleluia, alleluia. Matt 2:2. ℣. Abbiamo visto la sua stella in Oriente, e siamo venuti con doni per adorare il Signore. Alleluia.

«Colui che i Magi hanno adorato bambino nella culla, dice San Leone, adoriamolo onnipotente nei Cieli. E, come i re offrirono al Signore dai loro tesori mistici doni, così anche noi cerchiamo di trovare nei nostri cuori doni degni di essere offerti a Dio» (II Notturno del Mattutino dell'Epifania).

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
Matt 2:1-12.
Cum natus esset Jesus in Béthlehem Juda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Jerosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Judaeórum? Vidimus enim stellam ejus in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Jerosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Judae: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Juda, nequaquam mínima es in princípibus Juda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israël. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellae, quae appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre ejus, (hic genuflectitur) et procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et responso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam.

Seguito del santo Vangelo secondo Matteo.
Matt 2:1-12.
Nato Gesù, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall'Oriente, dicendo: Dov'è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere il Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché così è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i principi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell'apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l'avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov'era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre, (qui ci si genuflette) e prostratisi, lo adorarono. E aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra strada.

6-9 GENNAIO
Omelia di San Gregorio, Papa.
Omelia 10 sui Vangeli.
Come avete udito, fratelli carissimi, nella lettura del Vangelo, un re della terra si turba alla nascita del Re del cielo: ciò perché ogni grandezza terrena rimane confusa allorché si manifesta la grandezza del cielo. Ma noi dobbiamo cercare: perché, alla nascita del Redentore, un Angelo apparve ai pastori nella Giudea, mentre non un Angelo, ma una stella condusse i Magi d'Oriente ad adorarlo? Perché senza dubbio ai Giudei, servendosi della ragione per conoscerlo, era giusto che lo annunziasse loro una creatura ragionevole, vale a dire, un Angelo; mentre invece i Gentili, perché non sapevano servirsi della ragione, vennero condotti a conoscere il Signore non per mezzo d'una voce, ma con dei segni. Onde anche Paolo dice: Le profezie sono date ai fedeli e non agli infedeli; i segni al contrario agli infedeli e non ai fedeli (1Cor 14:22). E così a quelli sono state date le profezie, perché erano fedeli, non già infedeli; e a questi sono stati dati i segni, perché erano infedeli, e non fedeli.
Ed è da notare che, allorquando il nostro Redentore sarà giunto all'età d'uomo perfetto, gli Apostoli lo predicheranno agli stessi Gentili, mentre bambino e non ancora capace di parlare con gli organi corporali, una stella lo annunzia alla Gentilità: ciò senza dubbio perché l'ordine della ragione richiedeva che fossero dei predicatori che parlassero per farci conoscere il Signore, quando lui stesso avesse parlato, e che dei muti elementi l'annunziassero quando egli non parlava ancora. Ma in tutti i prodigi che apparvero sia alla nascita del Signore, sia alla morte di lui, noi dobbiamo considerare quale fu la durezza di cuore di quei Giudei, i quali non lo riconobbero né mediante il dono della profezia, né mediante i suoi miracoli.
Tutti infatti gli elementi resero testimonianza alla venuta del loro autore. E per parlare di essi secondo il linguaggio umano: i cieli lo riconobbero Dio, perché inviarono subito la stella. Lo riconobbe il mare, perché sotto i suoi piedi si addimostrò traversabile. Lo riconobbe la terra, perché tremò alla morte di lui. Lo riconobbe il sole, perché nascose la luce dei suoi raggi. Lo riconobbero i sassi e le pareti, perché al momento della sua morte si spezzarono. Lo riconobbe l'inferno, perché restituì i morti che teneva. E tuttavia, colui che tutti gli insensibili elementi riconobbero per Signore, i cuori degli infedeli Giudei ancora non lo riconoscono per Dio, e, più duri dei sassi, non si vogliono aprire al pentimento.

Appresa la nascita del nostro Re, Erode ricorre all'astuzia; e per timore d'essere privato d'un regno terreno, domanda che gli venga fatto sapere dove si trovi il bambino. Fa mostra di volerlo adorare, affin di sopprimerlo, se riesce a trovarlo. Ma che vale la malizia umana contro i disegni di Dio? Infatti sta scritto: Non c'è sapienza, non c'è prudenza, non c'è accorgimento contro il Signore (Prov 21:20). Infatti, la stella ch'era apparsa, guida i Magi: essi trovano il Re neonato, gli offrono dei doni; e sono avvisati in sogno di non ripassare da Erode. E così avviene, che Erode non può trovare Gesù che cerca. Di chi è immagine questo principe, se non degli ipocriti, i quali, perché cercano fintamente il Signore, non meritano mai di trovarlo?
Ora è da sapere, tra l'altro, che gli eretici Priscillianisti credono che ogni uomo nasca sotto l'influenza di certe costellazioni: e a comprova del loro errore recano il fatto della nuova stella che apparve quando il Signore venne al mondo, immaginandosi che questa stella fosse il suo destino. Ma se esaminiamo le parole del Vangelo, che dice di questa stella: Finché, giunta sul luogo ove era il bambino, si fermò; (vediamo) che non fu il bambino che corse alla stella, ma la stella al bambino; e, s'è lecito esprimersi così, non già la stella fu il destino del bambino, ma il bambino che apparve fu il destino della stella.
Ma sia lungi dai cuori dei fedeli il dire che il destino sia qualche cosa. Perché la vita degli uomini, solo il Creatore, che l'ha prodotta, la governa. Difatti non l'uomo è stato fatto per le stelle, ma le stelle per l'uomo; e dire che una stella è il destino di un uomo, sarebbe affermare che l'uomo è sottoposto a ciò ch'è stato creato per servirlo. Certo, quando Giacobbe, nell'uscire dal seno materno, teneva colla mano il piede del fratello maggiore, questi non era ancora interamente venuto al mondo, che già l'altro cominciava a nascere; eppure, benché la madre li mettesse al mondo ambedue nello stesso tempo e nello stesso momento, non fu la stessa la vita dell'uno e quella dell'altro.

Or bene, i Magi portano oro, incenso e mirra. L'oro infatti conviene a un Re, l'incenso si offre a Dio nel sacrificio, colla mirra si profumano i corpi dei defunti. I Magi adunque anche con questi mistici doni fanno conoscere chi è colui che adorano: con l'oro dichiarano ch'egli è Re, con l'incenso ch'è Dio, colla mirra ch'è mortale. Ma ci sono degli eretici che credono alla sua Divinità, ma non ammettono che regni dappertutto. Questi per certo gli offrono l'incenso, ma non vogliono offrirgli anche l'oro. Degli altri riconoscono ch'egli è Re, ma negano che sia Dio. Questi tali gli offrono l'oro, ma non vogliono offrirgli l'incenso.
E ci sono degli altri ancora che lo confessano Dio e Re, ma negano che abbia assunto un corpo mortale. Questi tali per certo gli offrono oro ed incenso, ma non vogliono offrirgli la mirra, emblema dell'assunta umanità. Noi pertanto offriamo al neonato Signore l'oro, riconoscendo ch'egli regna dovunque; offriamogli l'incenso, credendo che colui ch'è apparso nel tempo, era Dio prima d'ogni tempo; offriamogli la mirra, credendo ch'egli impassibile nella sua divinità, fu mortale nella nostra carne.
Ma all'oro, incenso e mirra si può dare anche un'altra significazione. Dacché con l'oro viene indicata la sapienza, secondo quanto attesta Salomone quando dice: Un tesoro desiderabile riposa sulla bocca del saggio (Prov 21:20). Coll'incenso, che si brucia in onore di Dio, si esprime la virtù della preghiera, secondo quanto attesta il Salmista che dice: Salga la mia preghiera come l'incenso al tuo cospetto (Ps 140:2). Nella mirra poi è figurata la mortificazione della nostra carne. Onde la santa Chiesa parlando dei suoi operai che combattono per Iddio fino alla morte, dice: Le mie mani stillarono mirra (Cant 5:5).

I Magi ci danno una lezione di grande importanza ritornando al loro paese per altra via. Obbedendo all'ordine ricevuto, essi ci fanno senza dubbio intendere quel che dobbiamo far noi. La nostra patria è il paradiso: ed ora che abbiamo conosciuto Gesù, ci è proibito di tornare per la via per cui siamo venuti. Noi ci siamo allontanati dalla patria nostra coll'insuperbire, col disobbedire, coll'amare le cose visibili e col gustare il frutto vietato; onde è necessario che torniamo ad essa piangendo, obbedendo, disprezzando le cose visibili e frenando gli appetiti della carne.
Noi ritorniamo dunque al nostro paese per altra via: perché noi che ci siamo allontanati dalle gioie del paradiso in cerca di piaceri, possiamo ritornarvi coi gemiti. Onde è necessario, fratelli carissimi, che sempre timorosi e sempre cauti, teniamo davanti agli occhi del cuore, da una parte le nostre colpe, dall'altra il rigore dell'ultimo giudizio. Pensiamo con quanta severità verrà questo giudice, che ora ci minaccia di giudizio, ma rimane nascosto; che minaccia terrori ai peccatori, e tuttavia ancora li sopporta; e che non differisce di venire giudice, se non per trovare meno da condannare.
Espiamo le nostre colpe con lacrime, e, secondo la voce del Salmista, presentiamoci a lui colla confessione (Ps 94:2). Non lasciamoci dunque sedurre né da voluttà fallaci, né da vane gioie. Giacché è vicino il giudice, che ha detto: Guai a voi, che ora ridete; perché vi lamenterete e piangerete (Luc 6:25). Onde Salomone dice: Il riso sarà mescolato al dolore (Prov 14:13); e: In fondo alla gioia c'è il lutto (Eccli 2:2). Quindi è che dice ancora: Stimai errore il riso, e alla gioia ho detto: Perché ti vai inutilmente ingannando? Perciò dice ancora: Il cuore dei saggi sta dov'è la tristezza: e il cuore degli stolti dov'è l'allegria (Eccli 7:5).

10 GENNAIO
Omelia di San Girolamo, Prete.
Libro 1 Commento al cap. 2 di Matteo.
Poiché abbiam visto la sua stella in Oriente (Matt 2:2). Affinché, a loro confusione, i Giudei apprendessero dai Gentili la natività di Cristo, in Oriente spuntò la stella annunziata loro dalla profezia di Balaam, di cui essi erano i successori. Leggi il libro dei Numeri. Seguendo l'indicazione della stella i Magi si portano nella Giudea, affinché i sacerdoti, interrogati dai Magi sul luogo della nascita di Cristo, fossero inescusabili intorno alla sua venuta.
Ed essi gli risposero: In Betlemme di Giudea (Matt 2:5). Qui c'è un errore dei copisti. Noi crediamo che l'Evangelista abbia scritto da principio, come vediamo nell'Ebraico stesso, “di Giuda”, e non di “Giudea”. Difatti quale altra Betlemme straniera c'è che, per distinguerla, sia necessario dire qui “di Giudea”? Ma qui si specifica “di Giuda” perché c'è un'altra Betlemme in Galilea. Leggi il libro di Gesù, figlio di Nave. Di più nel passo stesso citato, ch'è preso dal profeta Michea, si ha: E tu, Betlemme, terra di Giuda (Mich 5:2).
E aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Con molta eleganza il Prete Giovenco esprime il significato misterioso di questi doni con poetico linguaggio: Essi offrono l'incenso a Dio, l'oro al Re, la mirra all'uomo. Avvertiti poi in sogno di non ripassare da Erode, per altra strada se ne tornarono al loro paese (Matt 2:12). Essi che avevano portato dei doni al Signore, ricevono di conseguenza risposta, non da un Angelo, ma dallo stesso Signore: affinché così fosse manifesto il privilegio usato ai meriti di Giuseppe. Se ne ritornano poi per altra strada: perché dovevano rimanere totalmente estranei all'infedeltà dei Giudei.

11 GENNAIO
Omelia di Sant'Ambrogio, Vescovo.
Libro 2 al cap. 2 di Luca, dopo il principio.
Che sono mai questi doni di fede vera? L'oro è offerto come a Re, l'incenso come a Dio, la mirra come a un defunto. Altro infatti è l'insegna d'un Re, altro il simbolo della potenza divina, e altro l'onore d'una sepoltura, che, lungi dal lasciar corrompere il corpo del morto, lo conserva. Noi pure, che ascoltiamo e leggiamo queste cose, o fratelli, caviamo dai nostri tesori di simili doni. Abbiamo invero un tesoro in vasi di creta (2Cor 4:7). Se dunque ciò che sei in te stesso non devi stimarlo come un bene che provenga da te, ma da Cristo: quanto più devi stimare in Cristo ciò che non è tuo, ma di Cristo?
I Magi dunque offrono dei doni dei loro scrigni. Volete sapere la grazia che ne meritarono? Essi vedono la stella: ma dov'è Erode non si vede appunto; dove è Cristo si vede di nuovo ed essa mostra la via. Questa stella è dunque una via, e la via è Cristo: perché a proposito del mistero dell'incarnazione Cristo è detto stella. Spunterà una stella da Giacobbe, e sorgerà un uomo da Israele (Num 24:17). Infine dove è Cristo, ivi pure è la stella. Egli infatti è la stella splendida del mattino. Egli stesso dunque si fa conoscere colla sua luce.
Eccoti un altro insegnamento. I Magi vennero per una via e se ne tornano per un'altra. Perché essi avevano visto Cristo, avevano riconosciuto Cristo; essi se ne ritornano certo migliori di quello ch'erano venuti. Ci sono infatti due vie: una che conduce alla morte; l'altra che conduce al regno. L'una è quella dei peccatori, e conduce ad Erode; l'altra è Cristo stesso e per essa si ritorna in patria. Quaggiù il nostro pellegrinaggio, infatti, è temporaneo, come sta scritto: Lungamente esule è stata l'anima mia (Ps 119:6).

12 GENNAIO
Omelia di San Giovanni Crisostomo.
Omelia 8 su Matteo, n. 1.
I Magi, entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre. E, prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Matt 2:1). Ma che cosa li determinò a prostrarsi davanti al bambino? Né la Vergine offriva nulla di straordinario, né la casa era splendida, né c'era là qualche altra cosa che potesse colpirli o attirarli. E pure non soltanto lo adorano, ma, aperti i loro scrigni, gli offrono dei doni, e dei doni che non si offrono appunto a un uomo, ma solo a Dio. L'incenso e la mirra infatti convengono soltanto alla Divinità. Qual fu dunque il loro movente? Quello stesso che li aveva spinti a lasciare la patria e a intraprendere sì lungo viaggio: cioè la stella e la luce interiore infusa loro da Dio, e che li condusse a poco a poco alla piena conoscenza.
Se non fosse stato così, quanto si vedeva là non essendo che umile e povero, giammai essi gli avrebbero reso simile omaggio. Ed è anche per questo che là non si vedeva alcuna grandezza materiale, bensì una mangiatoia, una stalla, una madre spoglia di tutto; affinché tu comprenda la pura filosofia dei Magi, (questa sublime fede) che mostra loro nel bambino non un uomo soltanto ma ancora un Dio, il benefattore per eccellenza. Per questo non arrestandosi per nulla alle cose esteriori, essi lo adorarono; e gli offrirono i loro doni molto diversi dalla religiosità grossolana dei Giudei. Difatti essi non gli immolarono né pecore né vitelli, ma quanto si riavvicinava alla filosofia che distingue la Chiesa: cioè gli offrivano la scienza, l'ubbidienza e l'amore.
Avvertiti poi in sogno di non ripassar da Erode, per altra strada se ne tornarono al loro paese (Matt 2:12). Osserva qui con me la loro fede, come non si offendono, ma rimangono quieti e obbedienti senza appunto turbarsi, senza dirsi l'un altro: Veramente, se questo bambino è qualche cosa di grande, se ha qualche potere, che necessità di fuggire e di partire clandestinamente? Perché l'Angelo ci fa partire dalla città come dei fuggitivi, noi che ci siamo presentati apertamente e senza timore davanti a un tal popolo, sfidando il furore del suo re? Ma niente di simile essi dissero, o pensarono. Infatti, è soprattutto una conseguenza della fede di compiere l'azione prescritta senza domandare ragione dell'ordine ricevuto.

Credo

OFFERTORIUM
Ps 71:10-11. Reges Tharsis, et ínsulae múnera ófferent: reges Arabum et Saba dona addúcent: et adorábunt eum omnes reges terrae, omnes gentes sérvient ei.

Ps 71:10-11. I re di Tharsis e le genti offriranno i doni: i re degli Arabi e di Saba gli porteranno regali: e l'adoreranno tutti i re della terra: e tutte le genti gli saranno soggette.

SECRETA
Ecclésiae tuae, quaesumus, Dómine, dona propítius intuére: quibus non jam aurum, thus et myrrha profertur; sed quod eisdem munéribus declarátur, immolátur et súmitur, Jesus Christus, Fílius tuus, Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

Guarda benigno, o Signore, Te ne preghiamo, alle offerte della tua Chiesa, con le quali non si offre più oro, incenso e mirra, bensì Colui stesso che, mediante le medesime, è rappresentato, offerto e ricevuto, Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore: Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRAEFATIO DE EPIPHANIA DOMINI
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubique grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: Quia, cum Unigenitus tuus in substántia nostrae mortalitátis appáruit, nova nos immortalitátis suae luce reparávit. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus cumque omni milítia coeléstis exércitus hymnum glóriae tuae cánimus, sine fine dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Poiché quando il tuo Unigenito apparve nella nostra natura mortale, ci riparò con la luce nuova della sua immortalità. E perciò con gli Angeli e gli Arcangeli, con i Troni e le Dominazioni, e con tutta la milizia dell'esercito celeste, cantiamo l'inno della tua gloria, dicendo senza fine: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.

COMMUNICANTES DE EPIPHANIA DOMINI
Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Unigenitus tuus, in tua tecum glória coaetérnus, in veritáte carnis nostrae visibíliter corporális appáruit: sed et memóriam venerántes, in primis gloriósae semper Vírginis Maríae, Genitrícis ejúsdem Dei et Dómini nostri Jesu Christi: sed et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum, Petri et Pauli, Andréae, Jacóbi, Joánnis, Thomae, Jacóbi, Philíppi, Bartholomaei, Matthaei, Simónis et Thaddaei: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Joánnis et Pauli, Cosmae et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuae muniámur auxílio. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen.

Uniti in comunione celebriamo il giorno santissimo in cui il tuo Unigenito, a Te coeterno nella tua gloria, apparve visibilmente uomo nella realtà della nostra carne: di più veneriamo la memoria, anzitutto della gloriosa sempre Vergine Maria, Madre del medesimo Dio e Signore nostro Gesù Cristo: e dei tuoi beati Apostoli e Martiri, Pietro e Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone e Taddeo, Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Crisogono, Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano, e di tutti i tuoi Santi; per i meriti e per le preghiere dei quali concedi che in ogni cosa siamo assistiti dall'aiuto della tua protezione. Per il medesimo Cristo nostro Signore. Amen.

COMMUNIO
Matt 2:2. Vídimus stellam ejus in Oriénte, et vénimus cum munéribus adoráre Dóminum.

Matt 2:2. Abbiamo visto la sua stella in Oriente, e siamo venuti con doni ad adorare il Signore.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Praesta, quaesumus, omnípotens Deus: ut, quae solémni celebrámus officio, purificátae mentis intellegéntia consequámur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Concedici, Te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che i misteri oggi solennemente celebrati, li comprendiamo con l'intelligenza di uno spirito purificato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.