Doppio.
Paramenti rossi.
Sant'Ignazio,
pei suoi scritti e pel suo glorioso martirio, fu uno dei più grandi pastori
della Santa Chiesa tra la fine del I secolo e il principio del II secolo.
Ignazio,
soprannominato Teoforo (portatore di Dio), nato in una famiglia pagana intorno
al 35, fu convertito e battezzato, secondo la tradizione, da San Giovanni
Apostolo ed Evangelista. Eletto vescovo nel 69, fu secondo successore di San
Pietro Apostolo nella chiesa d'Antiochia di Siria (Graduale). Arrestato e
condannato alle belve durante la persecuzione mossa dall'imperatore Traiano, fu
inviato, carico di catene, a Roma. Nel viaggio per mare, giunto a Smirne, dove
era vescovo San Policarpo, discepolo di San Giovanni Apostolo, scrisse una
lettera agli Efesini, un'altra ai Magnesiani, una terza ai Trallesi, una quarta
ai Romani. In quest'ultima, Ignazio supplica i Romani di non impedire il suo
martirio, inteso come desiderio di ripercorrere la vita e la passione di Nostro
Signore Gesù Cristo. Infatti, egli dice: «Dalla
Siria fino a Roma io combatto contro le bestie per mare e per terra, notte e
giorno, legato con dieci leopardi, cioè coi soldati che mi guardano, e che, se
li benefico, diventano ancora peggiori. Ma la loro iniquità mi serve
d'istruzione; non per questo però sono giustificato. Piaccia a Dio che io sia
dato in balìa delle bestie, che mi sono preparate; io prego che esse siano
pronte a farmi soffrire gli strazi e la morte, ed eccitate a divorarmi,
affinché non avvenga, come già di altri Martiri, che non abbiano a toccare il
mio corpo. Che se esse non vorranno venire, io stesso farò loro violenza, io
stesso mi getterò davanti ad esse perché mi divorino. Perdonatemi, figlioli
miei, io conosco ciò che mi giova. Ora comincio ad essere discepolo di Cristo,
non desiderando più nulla di ciò che si vede, per trovare Gesù Cristo. Il
fuoco, la croce, le bestie, la rottura delle ossa, la mutilazione delle membra,
e lo stritolamento di tutto il corpo, e tutti i tormenti del diavolo cadano su
di me, purché io goda di Cristo». Tutti questi sentimenti sono ben
riassunti nell'Introitus e nell'Epistola della Santa Messa odierna.
Partito
da Smirne, Ignazio giunse nella Troade, ove scrisse una lettera ai Filadelfi e un'altra
ai Smirnesi, e una particolare a San Policarpo, raccomandandogli la chiesa di
Antiochia, nella quale egli riporta sulla persona di Cristo una testimonianza
del Vangelo. In tutte le sue epistole appaiono per la prima volta i termini
“Chiesa Cattolica” e “Cristianesimo”, la fede nel primato della Chiesa Romana
detta “presidente [quella che sta davanti alle altre] dell'assemblea della
carità”, l'affermazione della vera e perfetta Divinità e Umanità di Cristo e la
costituzione gerarchica della Chiesa.
Raggiunta
Roma dopo il faticoso viaggio, fu eseguita la condanna alle bestie - già
decretatagli -, nell'Anfiteatro Flavio durante i festeggiamenti in onore
dell'imperatore Traiano, vincitore in Dacia. All'udire i ruggiti dei leoni,
nell'ardore di soffrire diceva: «Io sono frumento di Cristo: che io sia
maciullato dalle zanne delle belve, affinché diventi un pane mondo» (Communio).
Subì quivi il martirio nel 107 circa, decimo anno del regno dell'imperatore
Traiano. I resti del suo corpo furono poi raccolti da alcuni fedeli e
ricondotti ad Antiochia, dove furono sepolti nel cimitero della chiesa fuori
della Porta di Dafne. A seguito dell'invasione saracena, le reliquie furono
ricondotte a Roma e lì sepolte nel 637 presso la Basilica di San Clemente al
Laterano dove tuttora riposano. Una parte del cranio è custodita nella Chiesa
di Sant'Ignazio d'Antiochia allo Statuario, situata nella periferia sud di
Roma.
Il
nome di Sant'Ignazio è inserito nel Canone della Santa Messa (II elenco).
Facciamo come questo Santo: moriamo al mondo e a noi stessi per testimoniare
che è il Signore Gesù Cristo che vive in noi (Alleluja).
(Cfr.
Libro di San Girolamo Prete sugli Scrittori ecclesiastici, cap. 16)
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Martirio di Sant'Ignazio di Antiochia, Menologion di Basilio II, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano, fine X-inizi XI sec. |
INTROITUS
Gal
6:14. Mihi autem
absit gloriári, nisi in Cruce Dómini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus
crucifíxus est, et ego mundo. Ps 131:1.
Meménto, Dómine, David: et omnis mansuetúdinis ejus. ℣. Glória Patri, et Fílio,
et Spirítui Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in
saecula saeculórum. Amen. Mihi autem absit gloriári, nisi in Cruce Dómini
nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifíxus est, et ego mundo.
Gal
6:14. In quanto a me, che io mi guardi dal gloriarmi se non della Croce del
Signor nostro Gesù Cristo, per il quale il mondo è per me crocifisso come io lo
sono per il mondo. Ps 131:1. Ricordati, o Signore, di David e della sua
mansuetudine. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. ℞. Come era
nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. In quanto a me, che
io mi guardi dal gloriarmi se non della Croce del Signor nostro Gesù Cristo,
per il quale il mondo è per me crocifisso come io lo sono per il mondo.
Gloria
ORATIO
Orémus.
Infirmitátem
nostram réspice, omnípotens Deus: et, quia pondus própriae actionis gravat,
beáti Ignátii Martyris tui atque Pontificis intercéssio gloriosa nos prótegat.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in
unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
Riguarda,
o Signore onnipotente, alla nostra debolezza: ci protegga la gloriosa
intercessione del beato Ignazio tuo Martire e Pontefice giacché grava su di noi
il peso dei nostri peccati. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che
è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli
dei secoli. Amen.
LECTIO
Léctio Epistolae Beáti
Pauli Apóstoli ad Romános.
Rom
8:35-39.
Fratres: Quis nos
separábit a caritáte Christi: tribulátio, an angustia, an fames, an núditas, an
perículum, an persecútio, an gládius? (sicut scriptum est: Quia propter te
mortificámur tota die: aestimáti sumus sicut oves occisiónis). Sed in his
ómnibus superámus propter eum, qui diléxit nos. Certus sum enim, quia neque
mors, neque vita, neque ángeli, neque principátus, neque virtútes, neque
instántia, neque futúra, neque fortitúdo, neque altitúdo, neque profúndum,
neque creatúra alia poterit nos separáre a caritáte Dei, quae est in Christo Jesu,
Dómino nostro.
Lettura
dell'Epistola del Beato Paolo Apostolo ai Romani.
Rom
8:35-39.
Fratelli,
chi potrà separarci dall'amore di Cristo? La tribolazione forse, o l'angoscia, o
la fame, o la nudità, o il pericolo, o la persecuzione, o la spada? (Come sta
scritto: Per te noi siamo tutto il giorno messi a morte, siamo considerati come
pecore da macello). Ma in queste cose noi stravinciamo in virtù di Colui che ci
ha amati. Poiché io sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli Angeli, né
i Principati, né le Virtù, né le cose presenti, né le future, né la potenza
(della natura), né l'altezza, né l'abisso, né altra cosa creata potrà separarci
dalla carità di Dio, che è in Gesù Cristo Signore nostro.
GRADUALE
Eccli
44:16. Ecce
sacérdos magnus, qui in diébus suis plácuit Deo. Eccli 44:20. ℣. Non est invéntus
símilis illi, qui conserváret legem Excélsi.
Eccli
44:16. Ecco il grande sacerdote, che nella sua vita piacque a Dio. Eccli 44:20.
℣. Non si trovò alcuno simile a lui nell'osservare la legge
dell'Eccelso.
ALLELUJA
Alleluja, alleluja.
Gal 2:19-20. ℣. Christo confixus sum Cruci: vivo
ego, jam non ego, vivit vero in me Christus. Alleluja.
Alleluia,
alleluia. Gal 2:19-20. ℣. Io sono stato crocifisso con
Cristo: non sono più io che vivo, ma è invero Cristo che vive in me. Alleluia.
Dopo
Settuagesima, omessi l'Alleluia e il suo Versetto, si dice:
TRACTUS
Ps
20:3-4.
Desidérium ánimae ejus tribuísti ei: et voluntáte labiórum ejus non fraudásti
eum. ℣. Quóniam praevenísti eum in benedictiónibus
dulcédinis. ℣. Posuísti in cápite ejus corónam de lápide
pretióso.
Ps
20:3-4. Hai adempiuto il desiderio della sua anima e non hai insoddisfatto i
voti delle sue labbra. ℣. Infatti l'hai prevenuto con fauste benedizioni.
℣. Gli hai posto in capo una corona di pietre preziose.
EVANGELIUM
Sequéntia ✠
sancti Evangélii secúndum Joánnem.
Joann
12:24-26.
In illo témpore:
Dixit Jesus discípulis suis: Amen, amen, dico vobis, nisi granum fruménti
cadens in terram, mórtuum fúerit, ipsum solum manet: si autem mórtuum fúerit,
multum fructum affért. Qui amat ánimam suam, perdet eam: et qui odit ánimam
suam in hoc mundo, in vitam aetérnam custódit eam. Si quis mihi mínistrat, me
sequátur: et ubi sum ego, illic et miníster meus erit. Si quis mihi
ministráverit, honorificábit eum Pater meus.
Seguito
✠ del
santo Vangelo secondo Giovanni.
Joann
12:24-26.
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: In verità, in verità vi dico: se il
chicco di frumento gettato in terra non muore, rimane infecondo; se invece
muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perderà, e chi odia la sua
vita in questo mondo, la salverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi
segua; e dove sono io, ci sarà pure il mio servo. Se uno mi servirà, lo onorerà
il Padre mio.
Omelia
di Sant'Agostino, Vescovo.
Trattato
51 su Giovanni, verso la metà.
Lo stesso Signore
Gesù era il chicco che doveva morire e moltiplicarsi: morire per l'infedeltà
dei Giudei, moltiplicarsi per la fede dei popoli. Ora, esortando già a seguire
le orme della sua passione: Chi ama, dice, la sua vita, la perderà (Joann 12:25). Il che si può intendere in
due maniere. Chi ama, la perderà: cioè se l'ami, la perderai. Se brami
conservare la vita in Cristo, non voler temere di morire per Cristo. Oppure in
altro modo: Chi ama la sua vita, la perderà: non amarla, per non perderla; non amarla
in questa vita, per non perderla nella vita eterna.
Ma la seconda
spiegazione che ho dato, sembra essere più vicina al senso del Vangelo; infatti
soggiunge: E chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la
vita eterna (Joann 12:25). Dunque,
quando sopra fu detto: Chi l'ama, bisogna sottintendere in questo mondo, costui
certo la perderà; ma chi l'odia, pure in questo mondo, costui la conserverà per
la vita eterna. Grande e mirabile sentenza da cui risulta, che c'è nell'uomo un
amore che fa perire l'anima sua, e un odio che impedisce di perire. Se l'ami
male, allora la odi; se la odi bene, allora l'ami. Felici coloro che la odiano
per conservarla, per non perderla amandola.
Ma bada che non ti
venga in mente di volerti suicidare, intendendo così di dover odiare la tua
vita in questo mondo. Come fanno appunto certi uomini maligni e perversi,
crudeli ed empi, omicidi di se stessi, i quali si gettano nelle fiamme, si
affogano, si buttano dai precipizi e periscono. Cristo non ha insegnato questo;
anzi al diavolo che gli suggeriva di precipitarsi dal tempio, egli rispose: Va'
via, satana: perché sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo (Matt 4:10). A Pietro poi disse,
indicando con qual morte avrebbe glorificato Dio: Quando eri più giovane, ti
cingevi da te, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, ti cingerà un
altro, e ti menerà dove tu non vorresti (Joann
21:19). Con ciò espresse abbastanza, che chi segue le vestigia di Cristo,
non deve darsi la morte da sé, ma riceverla da un altro.
OFFERTORIUM
Ps
8:6-7. Glória et
honore coronásti eum: et constituísti eum super ópera mánuum tuárum, Dómine.
Ps
8:6-7. Lo hai coronato di gloria e di onore: e lo hai costituito sopra le opere
delle tue mani, o Signore.
SECRETA
Hóstias tibi,
Dómine, beáti Ignátii Martyris tui atque Pontíficis dicatas méritis, benígnus
assúme: et ad perpétuum nobis tríbue proveníre subsídium. Per Dominum nostrum
Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus
Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Accetta,
o Signore, per la tua bontà queste offerte, che ti presentiamo in onore dei
meriti del beato Ignazio martire tuo e vescovo; e fa' che esse ci meritino una
continua protezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli. Amen.
PRAEFATIO
COMMUNIS
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem
majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli
coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum
quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione
dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere
grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le
Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i
Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro
canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di
lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
COMMUNIO
Fruméntum Christi
sum: déntibus bestiárum molar, ut panis mundus invéniar.
Sono
frumento di Cristo: che io sia maciullato dalle zanne delle belve, affinché
diventi un pane mondo.
POSTCOMMUNIO
Orémus.
Refécti
participatióne múneris sacri, quaesumus, Dómine, Deus noster: ut, cujus
exséquimur cultum, intercedénte beáto Ignátio Mártyre tuo atque Pontífice,
sentiámus efféctum. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum
vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.
Amen.
Preghiamo.
Ristorati
dalla partecipazione a questo sacramento, ti preghiamo, o Signore nostro Dio,
affinché per l'intercessione del beato Ignazio martire tuo e vescovo, sentiamo
l'effetto duraturo del sacrificio celebrato. Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.