Doppio.
Paramenti bianchi.
Pietro
(o Piero), nato a Ravenna nel 1007 da genitori ragguardevoli, era ancora
lattante quando fu rigettato dalla madre malcontenta di avere prole numerosa;
ma una domestica raccoltolo mezzo morto e salvatolo, lo rese poi alla madre
dopo averla richiamata a più umani sentimenti. Rimasto orfano di entrambi i
genitori, fu ridotto a un duro servizio sotto l'aspra tutela di un fratello,
quasi fosse un vile schiavo. Egli allora diede un bell'esempio di religione
verso Dio e di pietà verso il padre, poiché, avendo trovato per caso una
moneta, la impiegò non a sovvenire alla propria indigenza, ma la diede a un
sacerdote perché offrisse il divin sacrificio per l'espiazione dell'anima di
suo padre.
![]() |
Pietro Berrettini da Cortona, San Pier Damiani offre alla Beata Vergine Maria che gli appare il libro della regola, Collezione privata, 1629 circa. |
Lasciata
la casa del fratello malvagio, venne accolto benevolmente dal fratello maggiore
Damiano, arciprete di una grande ed importante pieve presso Ravenna; da questi,
a quel che si dice, prese il soprannome (Damiani, cioè “di Damiano”) per
riconoscenza di averne avuto i mezzi di fare i suoi studi. Infatti, venne per
sua cura istruito nelle lettere, dapprima a Faenza (1022-1025) poi a Parma
(1026-1032), e in questi studi in breve avanzò tanto da essere d'ammirazione ai
maestri. Acquistatosi poi grande riputazione per l'ingegno e il successo nelle
scienze liberali, le insegnò ancora con onore. Fu ordinato presbitero durante
il periodo di insegnamento a Ravenna, forse tra il 1034-1035, ad opera
dell'arcivescovo Gebeardo di Eichstätt.
Intanto
per sottomettere il corpo alla ragione, portava un cilizio sotto le morbide
vesti, perseverando con diligenza nei digiuni, nelle veglie e nelle preghiere.
Sentendosi nell'ardore della giovinezza vivamente spinto dagli stimoli della
carne, estingueva la notte queste fiamme ribelli della libidine immergendosi
nelle acque ghiacciate di un fiume; di più costumava di visitare tutti i
santuari famosi, e di recitare tutto il Salterio. Soccorreva assiduamente i
poveri, li invitava spesso alla sua tavola, e li serviva colle sue proprie
mani.
«Disprezzando
i beni della terra» (Oratio) ed essendo desideroso di vita più perfetta,
intorno all'anno 1035, entrò nel monastero camaldolese di osservanza
benedettina di Avellana, nella diocesi di Gubbio (oggi diocesi di
Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola), dell'ordine dei monaci di Santa Croce di Fonte
Avellana, fondato dal beato Ludolfo, discepolo di San Romualdo. Non molto dopo
inviato dal suo abate al monastero di Pomposa (intorno al 1040) e poi a quello
di San Vincenzo al Furlo o “di Pietra Pertusa” (intorno al 1042), edificò
questi due cenobi colle sue sante prediche, colle belle istruzioni e colla sua
maniera di vivere. Durante la sua permanenza al monastero di San Vincenzo al
Furlo scrisse la Vita Romualdi
attingendo alle notizie dirette di chi aveva personalmente conosciuto il monaco
anacoreta.
Richiamato
tra i suoi, verso la fine del 1043, dopo la morte dell'abate, fu messo a capo
della comunità d'Avellana (Communio), e la rese sì prospera colle sue sante
istituzioni e colle nuove case fondate in vari luoghi, che lo si ritenne con ragione
come il secondo padre del suo ordine e il suo principale ornamento. Anche altri
cenobi di diversi istituti, capitoli di canonici e gli stessi popoli provarono
i salutari effetti della sollecitudine di Pietro. Fu utile alle città della
diocesi di Urbino sotto più rapporti: soccorse il vescovo Teuzone in una
circostanza gravissima e l'aiutò col consiglio e coll'opera nella buona
amministrazione del suo vescovado. Egli si distinse nella contemplazione delle
cose divine, nelle macerazioni corporali, e in altri esempi di provata santità.
«Lume
delle anime, doveva esser messo sul candelabro» (Evangelium): infatti, mosso da
queste cose, il sommo Pontefice Stefano IX lo creò, benché nolente e
riluttante, cardinale di Santa Romana Chiesa e vescovo di Ostia (tra
l'agosto-novembre 1057 e il 14 marzo 1058). Dignità che Pietro illustrò colle
più splendide virtù e con opere degne del ministero episcopale.
In
tempi difficilissimi fu di grande aiuto alla Chiesa Romana e ai sommi Pontefici
colla sua scienza, colle legazioni e altre fatiche che intraprese. Partecipando
alla vita di apostolo di Nostro Signore Gesù Cristo, combatté valorosamente
fino alla morte l'eresia simoniaca e quella dei Nicolaiti. E dopo aver
rimediato a questi mali, riconciliò la Chiesa di Milano con Roma. Si oppose con
coraggio agli antipapi Benedetto X (già cardinale Giovanni dei conti di
Tuscolo, detto Mincio) e Onorio II (già vescovo Pietro Cadalo); distornò Enrico
IV, re di Germania, dal suo ingiusto progetto di divorzio colla moglie;
ricondusse i Ravennati all'obbedienza dovuta al Romano Pontefice
riconciliandoli colla Chiesa; diede ai canonici di Velletri leggi di vita più
santa. Nella provincia di Urbino specialmente non c'è forse chiesa episcopale
di cui Pietro non sia benemerito: quella di Gubbio che egli amministrò per
qualche tempo e liberò da molti malanni; lo stesso fece con altre, quando
occorse, come se fossero state affidate alle sue cure.
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Reliquie di San Pier Damiani nella Cattedrale di San Pietro Apostolo di Faenza (Emilia-Romagna).
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«Io fui nel mondo
quel che tu sei ora; tu sarai quel che io ora sono:
non prestar fede
alle cose che vedi destinate a perire;
sono segni frivoli
che precedono la verità, sono brevi momenti cui segue l'eternità.
Vivi pensando alla
morte perché tu possa vivere in eterno.
Tutto ciò che è
presente, passa; resta invece quel che si avvicina.
Come ha ben
provveduto chi ti ha lasciato, o mondo malvagio,
chi è morto prima
col corpo alla carne che non con la carne al mondo!
Preferisci le cose
celesti alle terrene, le eterne alle caduche.
L'anima libera
torni al suo principio;
lo spirito salga in
alto e torni a quella fonte da cui è scaturito,
disprezzi sotto di
sé ciò che lo costringe in basso.
Ricordati di me, te
ne prego; guarda pietoso le ceneri di Pietro;
con preghiere e
gemiti dì: “Signore, perdonalo”»
(Pietro Peccatore)
Egli
divenne celebre per molti miracoli, e vi riscuote ancora continua venerazione
dal popolo. I Faentini avendo sperimentato più di una volta la sua protezione
in critiche circostanze, lo scelsero per patrono presso Dio. Dunque, il sommo
Pontefice Leone XII estese a tutta la Santa Chiesa, con decreto della Sacra
Congregazione dei Riti del 1 ottobre 1828, l'Ufficio e la Santa Messa, che in
suo onore già si celebrava in alcune diocesi e nell'ordine dei Camaldolesi,
aggiungendo al titolo di Confessore Pontefice quello di Dottore della Chiesa. Imitiamo
San Pier Damiani nel suo ardore per la penitenza.
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Giuseppe Santini, San Pier Damiani, Museo Diocesano di Arte Sacra, Arezzo (Toscana), 1666. |
La
Chiesa loda il Signore per aver conferito ai Santi Dottori la sapienza,
l'intelligenza e la santità con cui spandere dovunque il lume della dottrina
evangelica.
INTROITUS
Eccli
15:5. In médio
Ecclésiae apéruit os ejus: et implévit eum Dóminus spíritu sapiéntiae et
intelléctus: stolam glóriae índuit eum. Ps
91:2. Bonum est confitéri Dómino: et psállere nómini tuo, Altíssime. ℣.
Glória Patri, et Fílio, et Spirítui
Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et
in saecula saeculórum. Amen. In médio Ecclésiae apéruit os ejus: et implévit
eum Dóminus spíritu sapiéntiae et intelléctus: stolam glóriae índuit eum.
Eccli
15:5. Dio gli aprì la bocca in mezzo all'assemblea, lo riempì dello spirito di
sapienza e d'intelligenza; lo coprì col manto della gloria. Ps 91:2. È bene
cantare la gloria al Signore: e lodare, Altissimo, il tuo Nome. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito
Santo. ℞. Come era nel principio e ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen. Dio gli aprì la bocca in mezzo all'assemblea, lo
riempì dello spirito di sapienza e d'intelligenza; lo coprì col manto della
gloria.
Gloria
ORATIO
Orémus.
Concéde nos, quaesumus,
omnípotens Deus: beáti Petri, Confessóris tui atque Pontíficis, mónita et
exémpla sectári; ut per terréstrium rerum contémptum aetérna gáudia
consequámur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit
et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
Concedici,
te ne preghiamo, o Dio onnipotente, di imitare gli insegnamenti e gli esempi
del beato Pietro, confessore tuo e vescovo, affinché, disprezzando le cose
terrene, raggiungiamo i gaudi eterni. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
In
Quaresima si fa la commemorazione della Feria.
I
Dottori della Chiesa hanno messo in pratica i consigli che San Paolo dava a San
Timoteo. Predicarono in ogni maniera la dottrina di Gesù Cristo, reagendo
contro quella curiosità morbosa che rende certe anime avide ad intendere teorie
nuove ed erronee in fatto di religione. Avendo combattuta la buona battaglia,
come l'Apostolo, per il Vangelo e conservato intatto il deposito sacro della
dottrina cristiana, ricevono in cielo la corona destinata a compensarli della
loro santità apostolica.
LECTIO
Léctio Epístolae
Beáti Pauli Apóstoli ad Timótheum.
2Tim
4:1-8.
Caríssime:
Testíficor coram Deo, et Jesu Christo, qui judicatúrus est vivos et mórtuos,
per advéntum ipsíus et regnum ejus: praedica verbum, insta opportúne,
importúne: árgue, óbsecra, íncrepa in omni patiéntia, et doctrína. Erit enim tempus,
cum sanam doctrínam non sustinébunt, sed ad sua desidéria coacervábunt sibi
magístros, pruriéntes áuribus, et a veritáte quidem audítum avértent, ad
fábulas autem converténtur. Tu vero vígila, in ómnibus labóra, opus fac
Evangelístae, ministérium tuum ímple. Sóbrius esto. Ego enim jam delíbor, et
tempus resolutiónis meae instat. Bonum certámen certávi, cursum consummávi,
fidem servávi. In réliquo repósita est mihi coróna justítiae, quam reddet mihi
Dóminus in illa die, justus judex: non solum autem mihi, sed et iis, qui
díligunt advéntum ejus.
Lettura
dell'Epistola del Beato Paolo Apostolo a Timoteo.
2Tim
4:1-8.
Carissimo:
Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo, che ha da venire a giudicare i vivi
ed i morti, per la sua venuta e per il suo regno: predica la Parola, insisti a
tempo opportuno e fuori tempo. Riprendi, esorta, sgrida con paziente
insegnamento; perché verrà tempo in cui la gente non potrà sopportare la sana
dottrina, ma per assecondare la propria passione e per prurito di novità, si creerà
una folla di maestri, e per non ascoltare la verità andrà dietro a favole. Ma
tu veglia sopra tutte le cose, sopporta le afflizioni, compi l'ufficio di
predicare il Vangelo, adempi il tuo ministero e sii temperante. In quanto a me
il mio sangue sta per essere versato come una libazione e il tempo del mio
scioglimento dal corpo è vicino. Ho combattuto la buona battaglia, ho
conservato la fede. Non mi resta che ricevere la corona di giustizia, che mi
darà in quel giorno il Signore, giusto giudice; e non solo a me, ma anche a
quelli che desiderano la sua venuta.
GRADUALE
Ps
36:30-31. Os
justi meditábitur sapiéntiam, et lingua ejus loquétur judícium. ℣.
Lex Dei ejus in corde ipsíus: et non supplantabúntur gressus ejus.
Ps
36:30-31. La bocca del giusto esprime sapienza e la sua lingua parla secondo
giustizia. ℣. Ha nel cuore la legge del suo Dio e i suoi
passi non sono esitanti.
TRACTUS
Ps
111:1-3. Beátus
vir, qui timet Dóminum: in mandátis ejus cupit nimis. ℣.
Potens in terra erit semen ejus: generátio rectórum benedicétur. ℣.
Glória et divítiae in domo ejus: et justítia ejus manet in saeculum saeculi.
Ps
111:1-3. Beato l'uomo che teme il Signore: molto si compiace nei suoi
comandamenti. ℣. Potente sulla terra sarà la sua stirpe: sarà
benedetta la discendenza dei giusti. ℣.
Gloria e ricchezza nella sua casa: la sua giustizia rimane nei secoli dei
secoli.
I
Dottori sono il sale che deve preservare le anime dalla corruzione: sono la
luce che illumina gli uomini immersi nelle tenebre dell'errore e del peccato.
Predicando con la loro dottrina e il loro esempio, glorificano Dio, il quale
solo dà la grazia di compiere bene il proprio dovere. E siccome l'osservanza
delle minime prescrizioni della legge riceve la sua ricompensa, essi sono
grandi nel regno dei cieli.
EVANGELIUM
Sequéntia ✠
sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
Matt
5:13-19.
In illo témpore:
Dixit Jesus discípulis suis: Vos estis sal terrae. Quod si sal evanúerit, in
quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab
homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem
pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super
candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram
homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in
coelis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni
sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat coelum et
terra, iota unum aut unus apex non praeteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui
ergo solverit unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus
vocábitur in regno coelórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus
vocábitur in regno coelórum.
Seguito
✠ del
santo Vangelo secondo Matteo.
Matt
5:13-19.
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra. E se
il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono se non ad
essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non
può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna
per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti
sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché
vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non
crediate che io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, ma a completare.
In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo
iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto
violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini,
sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato,
sarà tenuto grande nel regno dei cieli.
Omelia
di Sant'Agostino, Vescovo.
Libro
1 sul Sermone del Signore sul monte, cap. 6, tom. 4.
Il Signore ci
mostra doversi giudicare insensati coloro che, cercando l'abbondanza dei beni
temporali o temendo d'esserne privati, perdono gli eterni, che gli uomini non
possono né dare né togliere. Ora se il sale diventa insipido, con che si salerà?
(Matt 5:13). Cioè, se voi, che dovete
in certo modo condire i popoli, per timore delle persecuzioni temporali,
perderete il regno dei cieli: quali saranno gli uomini che potranno ritrarvi
dall'errore, dal momento che Dio ha scelto voi per togliere gli altri
dall'errore?
Dunque il sale
insipido non serve più a nulla se non ad essere gettato via pestato dagli
uomini (Matt 5:13). Pertanto non è
calpestato dagli uomini chi soffre persecuzione, ma chi istupidisce per timore
della persecuzione. Poiché non può essere calpestato se non uno inferiore; ma
non è inferiore chi, sebbene patisca molto sulla terra nel corpo, tuttavia col
cuore abita in cielo.
Voi siete la luce
del mondo (Matt 5:14). Come più sopra
ha detto il sale della terra (Matt 5:13),
così ora dice la luce del mondo. Ora per questa terra, di cui si parla più
sopra, non si deve intendere quella che calpestiamo coi nostri piedi corporei;
bensì gli uomini che abitano sulla terra, o anche i peccatori, a rialzare i
quali col condimento della sapienza e a distruggere le loro perverse
inclinazioni, il Signore inviò nel mondo il sale apostolico. E qui mondo si
deve intendere non il cielo e la terra, ma gli uomini che sono nel mondo o
amano il mondo, e che gli Apostoli hanno la missione d'illuminare. Non può
rimaner nascosta una città situata su un monte (Matt 5:14): cioè, fondata sopra un'insigne e grande giustizia,
significata anche nello stesso monte, su cui il Signore si trova a parlare.
Credo
OFFERTORIUM
Ps
91:13. Justus ut
palma florébit: sicut cedrus, quae in Líbano est, multiplicábitur.
Ps
91:13. Il giusto fiorirà come palma, crescerà come un cedro del Libano.
SECRETA
Sancti Petri
Pontíficis tui atque Doctóris nobis, Dómine, pia non desit orátio: quae et
múnera nostra concíliet; et tuam nobis indulgéntiam semper obtíneat. Per
Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in
unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
O
Signore, non ci venga mai meno l'intercessione pia del beato Pietro Vescovo tuo
e Dottore, la quale renda a te graditi i nostri doni e sempre ottenga a noi la
tua indulgenza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e
vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
In
Quaresima si fa la commemorazione della Feria.
PRAEFATIO
COMMUNIS
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem
majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli
coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum
quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione
dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere
grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le
Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i
Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro
canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di
lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
In
Quaresima si dice:
PRAEFATIO
DE QUADRAGESIMA
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: Qui corporáli jejúnio vitia cómprimis,
mentem élevas, virtútem largíris et praemia: per Christum, Dóminum nostrum. Per
quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes.
Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant.
Cum quibus et nostras voces ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne
dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni
luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio:
Che col digiuno corporale raffreni i vizi, sollevi la mente, largisci virtù e
premi: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui, la tua maestà lodano gli
Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtù
celesti e i beati Serafini la celebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di
ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo
dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
COMMUNIO
Luc
12:42. Fidélis
servus et prudens, quem constítuit dóminus super famíliam suam: ut det illis in
témpore trítici mensúram.
Luc
12:42. Fedele e saggio è il servitore che il Signore ha preposto alla sua casa:
perché al tempo conveniente dia il cibo che spetta a ciascuno.
POSTCOMMUNIO
Orémus.
Ut nobis, Dómine,
tua sacrifícia dent salútem: beátus Petrus Póntifex tuus et Doctor egrégius,
quaesumus, precátor accédat. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum,
qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula
saeculorum. Amen.
Preghiamo.
Interceda
per noi, o Signore, il beato Pietro Vescovo tuo e Dottore egregio, affinché il
tuo sacrificio ci porti salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
In
Quaresima si fa la commemorazione della Feria; della quale in fine si legge il
Vangelo.