Doppio.
Paramenti bianchi.
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Guido Reni, Sant'Andrea Corsini,
Pinacoteca Nazionale di Bologna (Emilia-Romagna), 1639 circa.
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Andrea
nacque a Firenze dalla nobile famiglia dei Corsini, il 30 novembre 1301. I suoi
genitori, avendolo ottenuto da Dio con preghiere, lo consacrarono alla Beata
Vergine Maria. Un presagio divino mostrò, prima ancora che nascesse, quello che
sarebbe stato un giorno: infatti, mentre la madre lo portava ancora nel seno,
le parve, in un sogno, di aver messo al mondo un lupo, che, recatosi alla
chiesa dei Carmelitani, fu subito cambiato in agnello, non appena esso fu nel
vestibolo del tempio.
Giovanetto,
educato piamente e conforme al suo grado, siccome a poco a poco si lasciava
andare al vizio, ne fu spesso ripreso dalla madre. Ma appena conobbe che i suoi
genitori l'avevano con voto consacrato alla Vergine Madre di Dio, infiammato
dall'amore di Dio e avvertito della visione della madre, entrò nell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo nel 1318; nel quale, sebbene vessato dal demonio con varie
tentazioni, mai però poté essere smosso dal proposito di farsi religioso. Nel 1328
fu ordinato sacerdote e inviato bentosto a Parigi ad approfondire gli studi
teologici e filosofici; fu poi ammesso alla corte pontificia di Avignone.
Terminato il corso di studi e laureatosi, nel 1332 venne richiamato in patria e
nel 1348 fu preposto al governo del suo Ordine in Toscana.
Frattanto
la chiesa di Fiesole era rimasta priva del proprio pastore morto di peste;
quindi, nel 1349, il capitolo della cattedrale lo elesse vescovo di quella
città. Poiché si stimava indegno di questa carica, rimase molto tempo nascosto,
finché, svelato dalla voce di un bambino che parlò miracolosamente e ritrovato
fuori della città, per non contraddire alla divina volontà, accettò
l'episcopato. Rivestito di tale dignità, si esercitò più che mai nell'umiltà
che aveva sempre coltivato; e alla sollecitudine pastorale unì la misericordia
verso i poveri, la liberalità, l'assiduità alla preghiera, le veglie, e le
altre virtù, e fu ancora illustre per lo spirito profetico, a tal punto che la
sua santità era celebrata da tutti.
Il
sommo Pontefice Urbano V, mosso da queste cose, inviò Andrea come legato pontificio
a Bologna per calmare una sedizione. In tale missione ebbe molto a soffrire, e
spense con somma prudenza le inimicizie che avevano armato i cittadini gli uni
contro gli altri (Epistola); poi, ristabilita la tranquillità, ritornò alla sua
diocesi. Non molto dopo, stremato dalle continue fatiche e dalle volontarie
macerazioni della carne, ricevuto dalla Beata Vergine Maria l'annunzio del
giorno della sua morte, se ne partì per il regno celeste, il 6 gennaio nell'anno
del Signore 1374 (1373 secondo il calendario fiorentino), a 61 anni di età.
Divenuto celebre per molti e grandi miracoli, il sommo Pontefice Eugenio IV lo
iscrisse nell'Albo dei Beati nel 1440 e il sommo Pontefice Urbano VIII lo
iscrisse dipoi nel numero dei Santi, il 22 aprile 1629. Il sommo Pontefice Alessandro VII fissò la sua festa al 4 febbraio e la estese a tutta la Chiesa.
Il suo corpo riposa nella Cappella Corsini della Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze, e vi è onorato colla massima venerazione dagli abitanti, ai quali fu di aiuto non una volta soltanto nel pericolo imminente.
Il suo corpo riposa nella Cappella Corsini della Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze, e vi è onorato colla massima venerazione dagli abitanti, ai quali fu di aiuto non una volta soltanto nel pericolo imminente.
Fatti
lupi per ragione dei nostri peccati, diventiamo come Sant'Andrea Corsini,
agnelli con la penitenza, affinché, «seguendo le tracce di questo santo
confessore, possiamo pervenire alle stesse ricompense» (Oratio).
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Guido Cagnacci, Visione di Sant'Andrea Corsini (in alto) con Santa Teresa d'Avila e Santa Maria Maddalena de' Pazzi (in basso),
Chiesa di San Giovanni Battista, Rimini (Emilia-Romagna), XVII sec.
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La
Santa Chiesa paragona il Pontefice, che celebriamo, al levita Finees che si
mostrò pieno di zelo per la difesa della Legge di Dio. Il versetto loda la pia
sollecitudine del re Davide per edificare il tempio.
INTROITUS
Eccli
45:30. Státuit
ei Dóminus testaméntum pacis, et príncipem fecit eum: ut sit illi sacerdótii
dígnitas in aetérnum. Ps 131:1.
Meménto, Dómine, David: et omnis mansuetúdinis ejus. ℣.
Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. ℞.
Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen. Státuit ei Dóminus
testaméntum pacis, et príncipem fecit eum: ut sit illi sacerdótii dígnitas in
aetérnum.
Eccli
45:30. Il Signore ha stabilito con lui un'alleanza di pace e ne ha fatto un
principe: e così durerà per sempre la sua dignità sacerdotale. Ps 131:1.
Ricordati, Signore, di David e di tutta la pietà sua. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. ℞. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Il Signore ha stabilito con lui un'alleanza di pace e ne ha fatto
un principe: e così durerà per sempre la sua dignità sacerdotale.
Gloria
ORATIO
Orémus.
Deus, qui in Ecclésia
tua nova semper instáuras exémpla virtútum: da pópulo tuo beáti Andréae Confessóris
tui atque Pontíficis ita sequi vestígia; ut assequátur et praemia. Per Dominum
nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate
Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
O
Dio, che nella tua Chiesa sempre susciti nuovi esempi di virtù, concedi al
popolo tuo di seguire le vestigia del beato Andrea confessore tuo e vescovo,
così da conseguirne anche il premio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
La
Santa Liturgia applica ai Santi Confessori quanto l'autore sacro dice,
nell'Ecclesiastico, dei più santi personaggi dell'Antico Testamento: Enoch,
Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e Aronne. In tal modo la Santa Chiesa fa un
bellissimo elogio dei suoi Santi.
LECTIO
Léctio libri
Sapiéntiae.
Eccli
44:16-27; 45:3-20.
Ecce sacérdos
magnus, qui in diébus suis plácuit Deo, et invéntus est justus: et in témpore
iracúndiae factus est reconciliátio. Non est invéntus símilis illi, qui
conservávit legem Excélsi. Ideo jurejurándo fecit illum Dóminus créscere in
plebem suam. Benedictiónem ómnium géntium dedit illi, et testaméntum suum
confirmávit super caput ejus. Agnóvit eum in benedictiónibus suis: conservávit
illi misericórdiam suam: et invénit grátiam coram óculis Dómini. Magnificávit
eum in conspéctu regum: et dedit illi corónam glóriae. Státuit illi testaméntum
aetérnum, et dedit illi sacerdótium magnum: et beatificávit illum in glória.
Fungi sacerdótio, et habére laudem in nómine ipsíus, et offérre illi incénsum
dignum in odórem suavitátis.
Lettura
del libro della Sapienza.
Eccli
44:16-27; 45:3-20.
Ecco
il gran sacerdote che nei suoi giorni piacque a Dio, e fu trovato giusto, e nel
tempo dell'ira fu strumento di riconciliazione. Nessuno fu trovato simile a lui
nel conservare la legge dell'Eccelso. Per questo, con giuramento, il Signore
gli assicurò la gloria nella sua stirpe. In lui benedisse Iddio tutte le genti,
e confermò il suo patto su di lui. Lo ricolmò delle sue benedizioni; conservò
per lui la sua misericordia, ed egli trovò grazia agli occhi del Signore. Lo
glorificò al cospetto dei re, e gli diede la corona di gloria. Stabilì con lui
un patto eterno, e gli conferì un grande sacerdozio, e lo circondò di gloria.
Gli fece compiere le funzioni sacerdotali ed avere gloria nel suo nome, e
offrirgli un degno sacrificio di incenso, di soave profumo.
GRADUALE
Eccli
44:16. Ecce
sacérdos magnus, qui in diébus suis plácuit Deo. Eccli 44:20. ℣. Non est invéntus
símilis illi, qui conservaret legem Excélsi.
Eccli
44:16. Ecco il grande pontefice, che nella sua vita piacque a Dio. Eccli 44:20.
℣. Non si trovò alcuno simile a lui nell'osservare la legge
dell'Eccelso.
ALLELUJA
Allelúja,
allelúja. Ps 109:4. ℣. Tu es sacérdos in aetérnum,
secúndum órdinem Melchísedech. Allelúja.
Alleluia,
alleluia. Ps 109:4. ℣. Tu sei sacerdote per sempre secondo l'ordine di
Melchisedech. Alleluia.
Dopo
Settuagesima, omessi l'Alleluja e il suo Versetto, si dice:
TRACTUS
Ps
111:1-3. Beátus
vir, qui timet Dóminum: in mandátis ejus cupit nimis. ℣.
Potens in terra erit semen ejus: generátio rectórum benedicétur. ℣.
Glória et divítiae in domo ejus: et justítia ejus manet in saeculum saeculi.
Ps
111:1-3. Beato l'uomo che teme il Signore: molto si compiace nei suoi
comandamenti. ℣. Potente sulla terra sarà la sua stirpe: sarà
benedetta la discendenza dei giusti. ℣.
Nella sua casa gloria e ricchezza: la sua giustizia rimane nei secoli dei
secoli.
Il
Santo Pontefice, oggi festeggiato, anziché conservare improduttivi i talenti
affidatigli da Dio, li ha fatti fruttificare. Per questo Dio si felicita con
lui e gli dà in cambio la felicità celeste.
EVANGELIUM
Sequéntia ✠
sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
Matt
25:14-23.
In illo témpore:
Dixit Jesus discípulis suis parábolam hanc: Homo péregre proficíscens vocávit
servos suos, et trádidit illis bona sua. Et uni dedit quinque talénta, álii
autem duo, álii vero unum, unicúique secúndum própriam virtútem, et proféctus
est statim. Abiit autem, qui quinque talénta accéperat, et operátus est in eis,
et lucrátus est ália quinque. Simíliter et, qui duo accéperat, lucrátus est
ália duo. Qui autem unum accéperat, ábiens fodit in terram, et abscóndit
pecúniam dómini sui. Post multum vero témporis venit dóminus servórum illórum,
et pósuit ratiónem cum eis. Et accédens qui quinque talénta accéperat, óbtulit
ália quinque talénta, dicens: Dómine, quinque talénta tradidísti mihi, ecce,
ália quinque superlucrátus sum. Ait illi dóminus ejus: Euge, serve bone et
fidélis, quia super pauca fuísti fidélis, super multa te constítuam: intra in
gáudium dómini tui. Accessit autem et qui duo talénta accéperat, et ait:
Dómine, duo talénta tradidísti mihi, ecce, alia duo lucrátus sum. Ait illi
dóminus ejus: Euge, serve bone et fidélis, quia super pauca fuísti fidélis,
super multa te constítuam: intra in gáudium dómini tui.
Seguito
✠ del
santo Vangelo secondo Matteo.
Matt
25:14-23.
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Un uomo, partendo per
un paese lontano, chiamò i servi, e consegnò loro i suoi beni: a uno diede
cinque talenti, all'altro due, ad un altro uno, a ciascuno secondo la sua
capacità, e subito partì. Tosto colui, che aveva ricevuto cinque talenti, andò
a negoziarli e ne guadagnò altri cinque. Similmente quello che ne aveva
ricevuti due, ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno andò a
fare una buca nella terra e vi nascose il danaro del suo padrone. Or molto
tempo dopo ritornò il padrone di quei servi, e li chiamò a render conto. E
venuto quello che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque
dicendo: Signore, me ne desti cinque, ecco ne ho guadagnati altri cinque. E il
padrone a lui: Bene, servo buono e fedele, perché sei stato fedele nel poco, ti
darò potere su molto; entra nella gioia del tuo Signore. E presentatosi l'altro
che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, me ne hai affidati due; eccone
guadagnati altri due. E il padrone a lui: Bene, servo buono e fedele, perché
sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto: entra nella gioia del tuo
Signore.
Omelia
di San Gregorio, Papa.
Omelia
9 sui Vangeli.
La lettura del
santo Vangelo, fratelli carissimi, ci avverte di considerare diligentemente che
noi, che abbiamo ricevuto in questo mondo più degli altri, saremo poi giudicati
più severamente dall'autore del mondo. Infatti più i doni sono numerosi, e
tanto più grande è il conto che bisogna renderne. Le grazie dunque che si
ricevono, devono rendere ciascuno tanto più umile e più pronto a servire a Dio,
quanto più si vide obbligato a renderne conto. Ecco un uomo che, nel mettersi
in viaggio, chiama i suoi servi e divide tra loro i talenti da far fruttare. Ma
dopo molto tempo ritorna per chiederne conto, e ricompensa del guadagno fatto
coloro che li hanno impiegati bene, mentre condanna il servo che fu negligente
nel farli fruttare.
Chi è dunque
quest'uomo che si mette in viaggio, se non il nostro Redentore che, col corpo
che aveva preso, se ne andò in cielo? La terra è infatti il luogo proprio della
carne; ed essa è comò condotta a mettersi in viaggio quando dal nostro
Redentore viene portata in cielo. Ma, come quest'uomo, egli, prima di mettersi
in viaggio, consegnò ai suoi servi i propri beni, perché concesse ai suoi
fedeli dei doni spirituali. E ad uno diede cinque talenti, ad un altro due, ad
un altro uno. Cinque sono infatti i sensi del corpo, cioè: la vista, l'udito,
il gusto, l'odorato e il tatto. Con i cinque talenti dunque viene rappresentato
il dono dei cinque sensi, cioè la conoscenza delle cose esteriori; con i due
talenti invece vengono indicati l'intelletto e l'azione; con l'unico talento
infine si indica soltanto l'intelletto.
Mira colui che
aveva ricevuto cinque talenti ne guadagnò altri cinque: perché ci sono alcuni
che, pur non riuscendo a penetrare le profondità mistiche, tuttavia in vista
della patria celeste insegnano, per quanto possono, la rettitudine; dagli
stessi talenti esteriori che hanno ricevuto ne ricavano il doppio; e mentre
proteggono sé stessi dall'insolenza della carne, dalla corruzione delle cose
terrene e dai piaceri delle cose visibili, distolgono da esse con l'esortazione
anche gli altri. Ci sono pure alcuni che, quasi arricchiti di due talenti,
ricevono il dono dell'intelletto e dell'azione, comprendono le sottigliezze
interiori e operano meraviglie all'esterno; e mentre predicano agli altri con
l'intelligenza e l'azione, riportano quasi un doppio guadagno dalla loro
attività.
OFFERTORIUM
Ps
88:21-22. Invéni
David servum meum, óleo sancto meo unxi eum: manus enim mea auxiliábitur ei, et
bráchium meum confortábit eum.
Ps
88:21-22. Ho trovato Davide mio servo; l'ho consacrato col mio sacro olio;
sicché sia sempre con lui la mia mano, e il mio braccio gli dia forza.
SECRETA
Sancti tui, quaesumus,
Dómine, nos ubíque laetíficent: ut, dum eórum mérita recólimus, patrocínia
sentiámus. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et
regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Signore,
i tuoi santi ovunque ci rallegrino, affinché, mentre ne ricordiamo i meriti, ne
esperimentiamo il patrocinio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli. Amen.
PRAEFATIO
COMMUNIS
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem
majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli
coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum
quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione
dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere
grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le
Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i
Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro
canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di
lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
COMMUNIO
Luc
12:42. Fidélis
servus et prudens, quem constítuit dóminus super famíliam suam: ut det illis in
témpore trítici mensúram.
Luc
12:42. Fedele e saggio è il servitore che il Signore ha preposto alla sua casa:
perché al tempo conveniente dia il cibo che spetta a ciascuno.
POSTCOMMUNIO
Orémus.
Praesta, quaesumus,
omnípotens Deus: ut, de percéptis munéribus grátias exhibéntes, intercedénte
beáto Andréa Confessóre tuo atque Pontífice, benefícia potióra sumámus. Per
Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in
unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
O
Dio onnipotente, concedici, te ne preghiamo, che, mentre ti ringraziamo dei
doni ricevuti, per intercessione del beato Andrea confessore tuo e vescovo, ne
riceviamo dei maggiori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è
Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli
dei secoli. Amen.