Semplice.
Paramenti rossi.
La
Santa Chiesa onora oggi il martire San Valentino: questi si consacrò alla
sequela del Redentore «portando la croce dietro di Lui» (Evangelium); «avendo
sacrificato la sua vita per Lui, la ritrovò» (Introitus), perché «vittorioso
nelle terribili lotte» (Epistola), Dio «lo incoronò in cielo di gloria e di
onore» (Offertorium).
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Effigie lignea di San Valentino con reliquia ex ossibus,
Cappella gentilizia dei signori Capece-Minutolo,
San Valentino Torio (Campania), XVIII sec.
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Valentino,
vissuto nel III secolo, era un sacerdote romano di grande reputazione, sapienza
e santità da esser ammirato per le sue doti non solo dai fedeli cristiani, ma
persino dagli stessi pagani. La sua carità lo faceva acclamare come “padre dei
poveri”; il suo zelo per la religione era tanto più efficace quanto era più
puro e disinteressato. La sua umiltà, la sua mansuetudine, la sua fermezza nel
pensiero e un'aurea di santità in ogni sua azione rapivano gli animi di
chiunque avesse a che fare con lui, guadagnandogli sincera stima e rispetto.
Questa
così grande fama delle sue rare doti raggiunse in fretta la corte
dell'imperatore Claudio II il Gotico: questi ne aveva sentito spesso parlare
come un uomo eccellente, che si distingueva tra tutti, e così si risolse ad
invitarlo a corte. L'imperatore stesso lo accolse facendo trapelare quanta
stima e rispetto nutrisse per Valentino. Appena gli comparve innanzi, Claudio
disse: «Di grazia, perché non volete voi godere della nostra amicizia, e vivere
unito ai cittadini della nostra repubblica? Molte cose ho udito riguardo la
vostra sapienza e virtù, ma non capisco come, essendo voi così sapiente,
possiate seguire la vana superstizione dei cristiani». Al che il venerabile
sacerdote rispose: «Oh se voi sapeste, o signore, e se conosceste il dono di
Dio! So bene che vi rallegrereste, e la vostra repubblica con voi, e vi
stimereste troppo felice di aver per padrone Colui che io adoro e servo. Quanto
presto vi verrebbe a noia il culto che voi ora ciecamente prestate ai demoni!
Vi assicuro che adorereste ben presto il vero Dio, Colui che dal nulla creò il
cielo e la terra e quanto è compreso in questo vasto universo, e il suo unico
Figlio, Gesù Cristo, Redentore degli uomini, uguale in tutto a Dio Padre. Da
Lui è l'impero. Egli solo può fare la vostra felicità, e quella di tutti i
vostri sudditi!».
La
dolcezza e il modo così mansueto di parlare rapì il cuore di Claudio; al fianco
dell'imperatore stava un certo dottore che, quando si accorse che le parole di Valentino
facevano breccia nel cuore del sovrano, immediatamente interruppe il discorso
del Santo e replicò: «E che pensate voi dunque, quale concetto avete del nostro
grande dio Giove, e di Mercurio?».
«Ciò
che penso - rispose il santo sacerdote - è quello che appunto voi stessi
dovreste pensare, cioè che non vi furono uomini più empi ed egoisti di quelli
che voi chiamate dèi: i vostri poeti hanno posto tutto il loro studio nel farvi
sapere le loro immondezze e azioni infami. Voi avete in mano le loro storie:
mostratemi solo la loro genealogia, e il riassunto della loro vita; e vi darò
vinta causa, se non appare evidente che furono uomini ingiusti, lordi e
scellerati».
Una
risposta così inaspettata e precisa fece andare su tutte le furie il dottore,
il quale si mise a gridare: «Costui è un bestemmiatore! Un sacrilego!», e alle
sue grida ne fecero eco altre, che chiedevano di condannare a morte il Santo.
L'imperatore però, forse persuaso interiormente della verità udita o forse non
prestando attenzione alle grida dei cortigiani, volle continuare a parlare con
il Santo, e dopo averlo interrogato con molta affabilità riguardo i tanti
misteri della religione cristiana, gli disse: «Se Gesù Cristo è Dio, perché non
si manifesta? Perché non mi fa conoscere una verità così interessante?». «Mi
ascolti la vostra pietà, o gran principe» gli rispose il Santo: e dopo avergli
spiegati nella maniera più forte e più chiara i punti essenziali della fede
cristiana, soggiunse: «Volete voi, o imperatore, essere felice? Volete che
l'impero fiorisca e che tutti i vostri nemici siano distrutti, e volete
assicurare a voi stesso un'eterna felicità? Dovete aggrapparvi a questo
partito, e a questo grande ricordo: pentitevi di cuore degli eccessi commessi
nello spargere il sangue di tanti innocenti cristiani da voi condannati a
morte; credete in Gesù Cristo, sottomettete il vostro impero alle sue sante
leggi, e ricevete il Battesimo. Come non v'è altro Dio che il Dio dei
cristiani, così non v'è da sperare salvezza fuori da questa religione. Sì, o
gran principe, fuori del cristianesimo non c'è salvezza».
L'energia
e la sapienza del colloquio avuto con Valentino aveva commosso veramente il
cuore dell'imperatore, il quale, non potendo dissimulare la forte impressione
ricevuta nel proprio spirito, rivolto ai cortigiani disse: «Bisogna riconoscere
che quest'uomo ci va dicendo molte buone dottrine. Udite anche voi, o cittadini
romani, le grandi verità che ci annunzia, contro le quali è difficile
difendersi: non vi è argomento che possa ribattergli». A queste parole il
prefetto della città, di nome Calpurnio, esclamò: «Tu, o principe, sei sedotto
da una falsa dottrina! Questo ingannatore ti ha sconvolto la mente. E come
lasceremo noi la religione dei nostri antenati, che abbiamo ricevuta sin nella
culla, per abbracciare una setta così vile e ignota?». La risposta sediziosa
del prefetto fece temere a Claudio una ribellione contro di lui, e uno stolto
timore s'impadronì dell'anima che poco prima aveva visto la grazia che lo
stimolava a convertirsi; sacrificando la sua salvezza ad un così vile rispetto
umano, soffocò tutti i suoi sentimenti e consegnò Valentino al prefetto,
dicendogli: «Ascoltalo con pazienza, e se non riconosci che la sua dottrina è
giusta, giudicalo secondo le leggi dell'impero». Allora Calpurnio consegnò
Valentino ad Asterio, il giudice, perché iniziasse un processo, con la promessa
che se avesse vinto e fosse riuscito ad umiliare il sacerdote sarebbe stato
ricompensato in oro e argento.
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Jacopo da Ponte,
detto Jacopo Bassano, San Valentino battezza Santa Lucilla,
Museo Civico di
Bassano del Grappa (Veneto), 1575 circa.
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Asterio,
che era stato testimone delle verità annunciate da Valentino, siccome proprio a
lui si presentava quell'occasione, volle avere il piacere di parlargli
personalmente e tentare tutti gli artifizi possibili per far traballare la fede
del venerabile sacerdote. Lo fece dunque ospitare a casa sua ed entratovi il Santo,
alzando gli occhi e le mani al cielo, si inginocchiò e iniziò a pregare: «Signore
mio Gesù Cristo, Creatore e Redentore del genere umano, che siete la vera luce
e il riposo di noi miseri pellegrini, rischiarate con il lume della vostra fede
le menti di coloro che abitano in questa casa, affinché conoscano voi, o
Signore, che assieme col Padre e lo Spirito Santo vivete nei secoli eterni».
Asterio,
udita tale preghiera, disse: «Ammiro che, essendo voi stimato uomo di così buon
senno, considerate il vostro Cristo come vera luce. Oh se sapeste quale
compassione io provo nel vedervi giacere in tali errori!». «Io in errore! -
esclamò il Santo – Sappiate, Asterio, che tanto più è lungi essere io
nell'errore, che anzi nulla vi è più vero di questa verità, cioè che il mio
Gesù, e Salvatore del mondo, il quale si degnò farsi uomo per noi, sia la vera
luce, che illumina chiunque viene al mondo». «Se questo è vero - riprese
Asterio, quasi ridendo - voglio fare una prova. Io ho una figlia, teneramente
amata, che da molti anni è cieca: se voi fate in modo che il vostro Cristo le
restituisca la vista perduta, vi prometto di farmi cristiano con tutta la mia
famiglia». «Su dunque - rispose il Santo - fate che venga alla mia presenza!».
Il
padre andò sollecito a prendere la figlia e Valentino, appena la vide, gemendo
e spargendo lacrime, alzati gli occhi al cielo fece il segno della Croce sopra
gli occhi della fanciulla, e disse: «Mio Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero
uomo, che avete restituito la vista ad un cieco nato, e volete la salvezza di
tutti gli uomini, degnatevi di ascoltare la preghiera di questo povero
peccatore, e guarire questa povera fanciulla. Voi che siete il vero lume, e il
Signore di tutti i principi, vi invoco affinché non la mia ma la vostra eterna
volontà si compia» e così dicendo pose le mani sopra gli occhi della fanciulla,
continuando: «Signore Gesù Cristo, illuminate questa vostra creatura, perché voi
solo siete la vera luce». Non terminò neppure l'orazione, che la ragazza
recuperò immediatamente la vista.
A
tale miracolo, Asterio si gettò ai piedi del Santo, e lo pregò per Gesù Cristo,
che gli aveva illuminato la figliola, a ordinargli cosa mai dovesse fare per
salvare l'anima propria. Allora Valentino gli rispose: «Qualora crediate di
cuore, dovete fare ciò che vi dico: rompete in mille pezzi tutti gli idoli,
digiunate, ricevete il Battesimo e sarete salvo». Trascorsi tre giorni di
intenso catechismo e istruzione nella santa dottrina, Valentino battezzò
Asterio con tutta la sua famiglia di domenica, e chiamato il vescovo Callisto
li fece cresimare, in tutto 44 persone. Trenta giorni impiegarono tutti assieme
nel dar lodi al Signore, e nello stabilirsi sempre più nella fede abbracciata.
Intanto Claudio, volendo sapere come fosse andato il processo di Valentino,
saputo che perfino Asterio con tutta la sua famiglia si era convertito al
cristianesimo per il miracolo avvenuto sulla figlia, spedì immediatamente un
manipolo di soldati per incarcerarli tutti: la loro permanenza in prigione fu
di breve durata, perché presto morirono martiri per la fede in Cristo.
Rimaneva
il sacerdote Valentino, che avrebbe volentieri dato alla morte se non avesse
temuta una ribellione; quindi, lo diede in mano ai giudici, perché fosse
giudicato secondo le leggi. Prima di morire il Santo dovette così subire le
pesanti catene di un'oscura e fetida prigione, tollerò molte e crudeli
percosse, e infine fu condannato alla decapitazione fuori dalla città nella via
Flaminia intorno l'anno 270. Una certa matrona di nome Savinilla (o Sabinilla)
raccolse il corpo del Santo, e lo seppellì al secondo miglio della via Flaminia
(oggi Viale Maresciallo Pilsudski) vicino alla porta della città, che col
passare degli anni fu chiamata “la porta di San Valentino”. Sulla sua tomba, venne
edificata una basilica in suo onore da papa Giulio I (336-352); essa fu
ricostruita da papa Onorio I (625-638), ampliata da papa Benedetto II (684-685)
ed ebbe un monastero annesso al tempo di papa Niccolò II (1059-1061). Nel XIII
secolo le reliquie di San Valentino, molto probabilmente, furono portate nella
Basilica di Santa Prassede e riposte nell'Oratorio di San Zenone. Qui le
reliquie dei Santi Zenone e Valentino erano in un'arca marmorea dalla quale
vennero rimosse nel 1699. Il Diario Romano (1926) ricorda l'esposizione delle
reliquie nell'attigua cappella della Colonna. Nella cappella dedicata a San Nicola
da Tolentino nella Basilica dei Santi Trifone e Agostino in Campo Marzio sono
visibili, presso l'altare, parte delle spoglie di un presbitero di nome
Valentino.
Partecipando col nostro spirito di penitenza alle sofferenze redentrici del Salvatore, domandiamogli «per intercessione di San Valentino, di essere liberati da tutti i mali che ci minacciano» (Offertorium).
(Cfr. San Valentino, prete e martire, dal sito Corsia dei Servi; San Valentino, presbitero e martire, dall'opera «Reliquie Insigni e “Corpi Santi” a Roma» di Giovanni Sicari).
Partecipando col nostro spirito di penitenza alle sofferenze redentrici del Salvatore, domandiamogli «per intercessione di San Valentino, di essere liberati da tutti i mali che ci minacciano» (Offertorium).
(Cfr. San Valentino, prete e martire, dal sito Corsia dei Servi; San Valentino, presbitero e martire, dall'opera «Reliquie Insigni e “Corpi Santi” a Roma» di Giovanni Sicari).
Davide benedice Dio per le sue vittorie sui nemici. Chi muore martire, sembra essere una vittima, ma in realtà egli è il vincitore: perché con la grazia di Dio affronta coraggiosamente la morte anziché fare il male. In tal modo riceverà in cielo un grande premio.
INTROITUS
Ps
20:2-3. In
virtúte tua, Dómine, laetábitur justus: et super salutáre tuum exsultábit
veheménter: desidérium ánimae ejus tribuísti ei. Ps 20:4. Quóniam praevenísti eum in benedictiónibus dulcédinis:
posuísti in cápite ejus corónam de lápide pretióso. ℣. Glória Patri, et Fílio,
et Spirítui Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in
saecula saeculórum. Amen. In virtúte tua, Dómine, laetábitur justus: et super
salutáre tuum exsultábit veheménter: desidérium ánimae ejus tribuísti ei.
Ps
20:2-3. Signore, nella tua potenza si allieterà il giusto e quanto esulterà del
tuo soccorso! Tu hai soddisfatto il desiderio del suo cuore. Ps 20:4. Poiché
l'hai prevenuto con le più gioconde benedizioni, e in capo gli hai posto una
corona di pietre preziose. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
℞. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Signore,
nella tua potenza si allieterà il giusto e quanto esulterà del tuo soccorso! Tu
hai soddisfatto il desiderio del suo cuore.
Gloria
ORATIO
Orémus.
Praesta, quaesumus,
omnípotens Deus: ut, qui beáti Valentíni Mártyris tui natalítia cólimus, a
cunctis malis imminéntibus, ejus intercessióne, liberémur. Per Dominum nostrum
Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus
Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
Concedici,
te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che celebrando l'anniversario del tuo beato
martire Valentino, per la sua intercessione, siamo liberati da tutti i mali che
ci sovrastano. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive
e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
In
Quaresima, se si celebra tale festa con rito doppio o semidoppio, si fa la commemorazione della Feria.
La
Santa Chiesa applica al Santo di cui si celebra la festa, quello che la Sacra
Scrittura dice dei due Patriarchi Giacobbe e Giuseppe, che Dio sostenne nelle
prove.
LECTIO
Léctio libri
Sapiéntiae.
Sap
10:10-14.
Justum dedúxit
Dóminus per vias rectas, et osténdit illi regnum Dei, et dedit illi sciéntiam
sanctórum: honestávit illum in labóribus, et complévit labores illíus. In
fraude circumveniéntium illum áffuit illi, et honéstum fecit illum. Custodívit
illum ab inimícis, et a seductóribus tutávit illum, et certámen forte dedit
illi, ut vínceret et sciret, quóniam ómnium poténtior est sapiéntia. Haec
vénditum justum non derelíquit, sed a peccatóribus liberávit eum: descendítque
cum illo in fóveam, et in vínculis non derelíquit illum, donec afférret illi
sceptrum regni, et poténtiam advérsus eos, qui eum deprimébant: et mendáces
osténdit, qui maculavérunt illum, et dedit illi claritátem aetérnam, Dóminus,
Deus noster.
Lettura
del libro della Sapienza.
Sap
10:10-14.
Il
Signore guidò per diritte vie il giusto, e gli mostrò il regno di Dio, e gli
diede la conoscenza delle cose sante: ne prosperò le fatiche e ne coronò i
lavori con frutti abbondanti. Lo assisté tra le frodi di chi lo raggirava e lo
fece ricco. Lo guardò dai nemici, lo protesse dalle insidie, gli porse vittoria
in aspra lotta, perché esperimentasse, che di tutto trionfa la sapienza. Questa non abbandonò il giusto venduto, ma lo liberò dai peccatori e con lui discese
nel carcere, ed anche tra le catene non lo lasciò, finché non gli ebbe procurato
lo scettro del regno e il potere contro coloro che l'opprimevano: dimostrò
bugiardi i suoi accusatori e gli procurò eterna gloria il Signore Dio nostro.
GRADUALE
Ps
111:1-2. Beátus
vir, qui timet Dóminum: in mandátis ejus cupit nimis. ℣. Potens in terra erit
semen ejus: generátio rectórum benedicétur.
Ps
111:1-2. Beato l'uomo che teme il Signore: molto si compiace nei suoi
comandamenti. ℣. Potente sulla terra sarà la sua stirpe: sarà benedetta la
discendenza dei giusti.
ALLELUJA
Allelúja,
allelúja. Ps 20:4. ℣. Posuísti,
Dómine, super caput ejus corónam de lápide pretióso. Allelúja.
Alleluia,
alleluia. Ps 20:4. ℣. O Signore, gli hai posto in capo una corona di gemme
preziose. Alleluia.
Dopo
Settuagesima, omessi l'Alleluja e il suo Versetto, si dice:
TRACTUS
Ps
20:3-4. Desidérium ánimae ejus tribuísti ei: et voluntáte labiórum ejus non fraudásti
eum. ℣. Quóniam praevenísti eum in benedictiónibus
dulcédinis. ℣. Posuísti in cápite ejus corónam de lápide
pretióso.
Ps
20:3-4. Hai adempiuto il desiderio della sua anima e non hai insoddisfatto i
voti delle sue labbra. ℣. Infatti l'hai prevenuto con fauste benedizioni.
℣. Gli hai posto in capo una corona di pietre preziose.
La
religione suscita l'odio dei cattivi. Nostro Signore Gesù Cristo esige che il
nostro amore per lui domini i nostri più legittimi affetti. Val meglio perdere
la vita terrena che quella eterna. Ogni opera compiuta per un motivo
soprannaturale avrà la sua ricompensa in cielo.
I
discepoli di Nostro Signore Gesù Cristo sono chiamati piccoli, perché umili.
EVANGELIUM
Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum
Matthaeum.
Matt
10:34-42.
In illo témpore:
Dixit Jesus discípulis suis: Nolíte arbitrári, quia pacem vénerim míttere in
terram: non veni pacem míttere, sed gládium. Veni enim separáre hóminem
advérsus patrem suum, et fíliam advérsus matrem suam, et nurum advérsus socrum
suam: et inimíci hóminis, doméstici ejus. Qui amat patrem aut matrem plus quam
me, non est me dignus: et qui amat fílium aut fíliam super me, non est me
dignus. Et qui non áccipit crucem suam, et séquitur me, non est me dignus. Qui
invénit ánimam suam, perdet illam: et qui perdíderit ánimam suam propter me,
invéniet eam. Qui récipit vos, me récipit: et qui me récipit, récipit eum, qui
me misit. Qui récipit prophétam in nómine prophétae, mercédem prophétae
accípiet: et qui récipit justum in nómine justi, mercédem justi accípiet. Et
quicúmque potum déderit uni ex mínimis istis cálicem aquae frígidae tantum in
nómine discípuli: amen, dico vobis, non perdet mercédem suam.
Seguito
✠ del santo Vangelo secondo Matteo.
Matt
10:34-42.
In
quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: Non crediate che io sia venuto a
mettere pace sulla terra. Non sono venuto a mettere la pace, ma la spada.
Perché son venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la
nuora dalla suocera: così che i nemici dell'uomo saranno quelli di casa. Chi
ama il padre e la madre più di me, non è degno di me. E chi ama il figlio e la
figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non mi
segue, non è degno di me. Chi conserva la sua vita, la perderà; e chi avrà
perduta la sua vita per amor mio, la ritroverà. Chi riceve voi, riceve me; e
chi riceve me, riceve Colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta appunto
perché profeta, riceverà la mercede del profeta; e chi riceve un giusto come
giusto, riceverà la mercede del giusto. E chiunque avrà dato da bere, anche un
solo bicchiere di acqua fresca, ad uno di questi piccoli, perché mio discepolo,
in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa.
OFFERTORIUM
Ps
8:6-7. Glória et
honore coronásti eum: et constituísti eum super ópera mánuum tuárum, Dómine.
Ps
8:6-7. Lo hai coronato di gloria e di onore: e lo hai costituito sopra le opere
delle tue mani, o Signore.
SECRETA
Súscipe, quaesumus,
Dómine, múnera dignánter obláta: et, beáti Valentini Mártyris tui
suffragántibus méritis, ad nostrae salútis auxílium proveníre concéde. Per
Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in
unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Accetta,
o Signore, te ne preghiamo, i doni offerti con riverente devozione e,
intercedendo per noi i meriti del tuo beato martire Valentino, concedi che essi
siano di aiuto alla nostra salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
In
Quaresima, se si celebra tale festa con rito doppio o semidoppio, si fa la commemorazione della Feria.
PRAEFATIO
COMMUNIS
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem
majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli
coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum
quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione
dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere
grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le
Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i
Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro
canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di
lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
In
Quaresima si dice:
PRAEFATIO
DE QUADRAGESIMA
Vere dignum et
justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine
sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: Qui corporáli jejúnio vitia cómprimis,
mentem élevas, virtútem largíris et praemia: per Christum, Dóminum nostrum. Per
quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes.
Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant.
Cum quibus et nostras voces ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne
dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et
terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
Hosánna in excélsis.
È
veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni
luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio:
Che col digiuno corporale raffreni i vizi, sollevi la mente, largisci virtù e
premi: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui, la tua maestà lodano gli
Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtù
celesti e i beati Serafini la celebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di
ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo
dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
COMMUNIO
Matt
16:24. Qui vult
veníre post me, ábneget semetípsum, et tollat crucem suam, et sequátur me.
Matt
16:24. Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda la sua
croce e mi segua.
POSTCOMMUNIO
Orémus.
Sit nobis, Dómine,
reparátio mentis et córporis coeléste mystérium: ut, cujus exséquimur actiónem,
intercedénte beáto Valentíno Mártyre tuo, sentiámus efféctum. Per Dominum nostrum
Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus
Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo.
Il
celeste mistero, o Signore, sia per noi ristoro della mente e del corpo,
affinché, per intercessione del tuo beato martire Valentino, esperimentiamo
l'effetto di quel che compiamo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli. Amen.
In
Quaresima, se si celebra tale festa con rito doppio o semidoppio, si fa la commemorazione della Feria; della quale in fine si legge il
Vangelo.