domenica 23 dicembre 2018

Quarta Domenica di Avvento

Stazione ai Santi Dodici Apostoli.
Semidoppio - Domenica privilegiata di II classe.
Paramenti violacei.

Fino all'VIII secolo questo giorno era a-liturgico a motivo della vigilia notturna del Sabato delle Quattro Tempora di Avvento.
Come tutta la liturgia di questo periodo, la Santa Messa della Quarta Domenica di Avvento ha lo scopo di prepararci al doppio Avvento di Nostro Signore Gesù Cristo, avvento di misericordia a Natale, nel quale noi commemoriamo la venuta di Nostro Signore Gesù Cristo, e avvento di giustizia alla fine del mondo. L'Introitus, l'Evangelium, l'Offertorium e il Communio fanno allusione al primo, l'Epistola si riferisce al secondo, e l'Oratio, il Graduale e l'Alleluja possono applicarsi ad entrambi.
Le tre grandi figure, delle quali si occupa la Santa Chiesa durante l'Avvento, ricompaiono in questa Santa Messa: il profeta Isaia, San Giovanni Battista e la Beata Vergine Maria Santissima. Il profeta Isaia annunzia di San Giovanni Battista, che egli è «la voce di colui che grida nel deserto: preparate la via del Signore, appianate tutti i suoi sentieri, perché ogni uomo vedrà la salvezza di Dio». E la parola del Signore si fece sentire a San Giovanni Battista nel deserto: ed egli andò in tutti i paesi intorno al Giordano, e predicò il battesimo di penitenza (Evangelium). «Giovanni, spiega San Gregorio, diceva alle turbe che accorrevano per essere battezzati da lui: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire la collera che sta per venire? La collera infatti che sovrasta è il castigo finale, e non potrà fuggirlo il peccatore, se non ricorre al pianto della penitenza. Fate dunque frutti degni di penitenza. In queste parole è da notare che l'amico dello sposo avverte di offrire non solo frutti di penitenza, ma frutti degni di penitenza. La coscienza di ognuno si convinca di dover acquistare con questo mezzo un tesoro di buone opere tanto più grande quanto egli più si fece del danno con il peccato» (III Notturno del Mattutino). «Iddio, dice anche San Leone, ci ammaestra egli stesso per bocca del Santo Profeta Isaia: Condurrò i ciechi per una via ch'essi ignorano e davanti a loro muterò le tenebre in luce, e non li abbandonerò. L'Apostolo San Giovanni ci spiega come s'è compiuto questo mistero quando dice: Noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza perché possiamo conoscere il vero Iddio ed essere nel suo vero Figlio» (II Notturno del Mattutino).
Per il grande amore che Dio ci porta, ha inviato sulla terra il Suo unico Figlio, che è nato dalla Beata Vergine Maria Santissima. Proprio questa Vergine benedetta ci ha dato di fatto Nostro Signore Gesù Cristo; così nel Communio, la Santa Chiesa ci ricorda la profezia di Isaia: «Ecco che una Vergine concepirà e partorirà l'Emmanuele», e nell'Offertorium ella unisce in un solo saluto le parole indirizzate a Maria Santissima dall'Arcangelo e da Santa Elisabetta, che troviamo nei Vangeli del mercoledì e del venerdì precedenti: «Gabriele, nome che significa “forza di Dio”, è mandato a Maria - scrive San Gregorio - perché egli annunziava il Messia che volle venire nell'umiltà e nella povertà per atterrare tutte le potenze del mondo. Bisognava dunque che per mezzo di Gabriele, che è la forza di Dio, fosse annunciato colui che veniva come il Signore delle Virtù, l'Onnipotente e l'Invincibile nei combattimenti, per atterrare tutte le potenze del mondo» (35° Sermone). L'Oratio fa allusione a questa «grande forza» del Signore, che si manifesta nel primo avvento, perché è nella sua umanità debole e mortale che Nostro Signore Gesù Cristo vinse il demonio, come anche ci parla dell'apparizione della sua «grande potenza» che avverrà al tempo del suo secondo avvento, quando, come Giudice Supremo, verrà nello splendore della sua maestà divina, a rendere a ciascuno secondo le sue opere (Epistola).
Pensando che, nell'uno e nell'altro di questi avventi, Nostro Signore Gesù Cristo, nostro liberatore, è vicino, diciamogli con la Chiesa: «Vieni, Signore, non tardare».
La Stazione si tiene nella Basilica dei Santi Dodici Apostoli, dove sono conservate le reliquie dei Santi Filippo e Giacomo il Minore.

Sermone di San Leone, Papa.
Sermone 1 sul digiuno del decimo mese e sulle collette.
Se noi, o dilettissimi, intendiamo secondo la fede e la sapienza l'origine della nostra creazione, troveremo che l'uomo fu creato ad immagine di Dio, affinché imitasse il suo autore: e che la prima perfezione della nostra razza consiste in questo, che riflettiamo, quasi in uno specchio, l'immagine della bontà divina. E per questa la grazia del Salvatore ci rifà ogni giorno, allorquando ciò che cadde nel primo Adamo, viene rialzato nel secondo.
Noi poi dobbiamo alla sola misericordia di Dio il beneficio della nostra redenzione: e non l'ameremmo, s'egli stesso per primo non ci avesse amati (1Joann 4:10), e non avesse dissipato le tenebre della nostra ignoranza colla luce della sua verità. Cosa questa che il Signore ci manifesta per mezzo del santo Isaia, dicendo: Condurrò i ciechi per una via che non conoscevano, e farò che essi camminino per sentieri che ignoravano: cambierò le loro tenebre in luce, e le vie storte in rette. Queste cose farò per essi, e non li abbandonerò (Is 42:16). E ancora: Mi han trovato, dice, quelli che non mi cercavano, e mi son fatto pubblicamente vedere a quelli che non domandavano di me (Is 65:1).
E come ciò siasi compiuto, ce lo spiega l'Apostolo Giovanni dicendo: Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto, e ci ha dato intelligenza affinché conosciamo il vero Dio, e siamo nel vero suo Figlio (1Joann 5:20). E ancora: Noi dunque amiamo Dio, perché egli ci ha amati per primo (1Joann 4:19). Or Dio, amandoci, ci riforma a sua immagine e per trovare in noi i tratti della sua bontà, ci dà dei soccorsi onde anche noi possiamo far ciò ch'egli fa, accendendo i lumi della sua verità nelle nostre menti, e infiammandoci col fuoco della sua carità, affinché non solamente amiamo lui, ma anche tutto ciò ch'egli ama.




Isaia annunzia e sospira la liberazione di Israele. Con metafore ricavate dalla natura, la paragona ad una semenza preziosa affidata alla terra, che la rugiada e la pioggia devono fecondare. Questa terra ripiena di benedizioni divine è Maria Santissima. E il frutto benedetto che germina in questo suolo vergine, è Nostro Signore Gesù Cristo.
Il versetto è di un salmo messianico nel quale il re Davide amplifica la metafora adoperata da Isaia. I cieli cantano la gloria del Signore, perché tosto il sole divino, cioè Nostro Signore Gesù Cristo, come un gigante sta per percorrere la sua via e nulla si potrà nascondere alla sua luce e al suo calore (Ps 18:3-6).

INTROITUS
Is 45:8. Roráte, coeli, désuper, et nubes pluant justum: aperiátur terra, et gérminet Salvatórem. Ps 18:2. Coeli enárrant glóriam Dei: et ópera mánuum ejus annúntiat firmaméntum. ℣. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. ℞. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen. Roráte, coeli, désuper, et nubes pluant justum: aperiátur terra, et gérminet Salvatórem.

Is 45:8. Stillate, o cieli, dall'alto la vostra rugiada e le nuvole piovano il giusto: si apra la terra e germogli il Salvatore. Ps 18:2. I cieli narrano la gloria di Dio: e il firmamento proclama l'opera delle sue mani. ℣. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. ℞. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Stillate, o cieli, dall'alto la vostra rugiada e le nuvole piovano il giusto: si apra la terra e germogli il Salvatore.

Il Gloria in excelsis non si dice nelle Sante Messe del Tempo di Avvento (Domeniche e ferie) fino alla vigilia di Natale.

«Il Signore, dice Isaia, verrà come un uomo valoroso che marcia al combattimento. Sarà forte contro i suoi nemici» (III Lezione del Mattutino di Martedì della IV Settimana di Avvento). Tanto nel suo primo che nel secondo avvento, Nostro Signore Gesù Cristo viene per strapparci dal potere di Satana. «è alla sola misericordia di Dio, il quale ci ha amati per primo, che noi dobbiamo il grande bene della nostra Redenzione» (V Lezione del Mattutino).

ORATIO
Orémus.
Excita, quaesumus, Dómine, poténtiam tuam, et veni: et magna nobis virtúte succúrre; ut per auxílium grátiae tuae, quod nostra peccáta praepédiunt, indulgéntia tuae propitiatiónis accéleret: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Signore, Te ne preghiamo, suscita la tua potenza e vieni: soccorrici con la tua grande virtù: affinché con l'aiuto della tua grazia, ciò che allontanarono i nostri peccati, la tua misericordia lo affretti. Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

San Paolo rimprovera ai cristiani la loro parzialità a riguardo dei predicatori che annunziano loro il Vangelo. Non sono essi i dispensatori dei misteri di Cristo? E che si esige da un amministratore, se non che sia fedele nel distribuire a ciascuno ciò di cui ha bisogno? Ora il giudizio sulla fedeltà dei ministri di Cristo non appartiene ad alcun tribunale. Solo il Sovrano Giudice conosce i pensieri intimi degli uomini e da lui saremo giudicati nell'ultimo giorno. Non giudichiamo sfavorevolmente il nostro prossimo, se non vogliamo che ci sia sfavorevole il giudizio di Dio. Questa è un'allusione alle Sacre Ordinazioni e al Tempo di Avvento.

LECTIO
Léctio Epístolae Beáti Pauli Apóstoli ad Corínthios.
1Cor 4:1-5.
Fratres: Sic nos exístimet homo ut minístros Christi, et dispensatóres mysteriórum Dei. Hic jam quaeritur inter dispensatóres, ut fidélis quis inveniátur. Mihi autem pro mínimo est, ut a vobis júdicer aut ab humano die: sed neque meípsum judico. Nihil enim mihi cónscius sum: sed non in hoc justificátus sum: qui autem júdicat me, Dóminus est. Itaque nolíte ante tempus judicáre, quoadúsque véniat Dóminus: qui et illuminábit abscóndita tenebrárum, et manifestábit consília córdium: et tunc laus erit unicuique a Deo.

Lettura dell'Epistola del Beato Paolo Apostolo ai Corinti.
1Cor 4:1-5.
Fratelli: Gli uomini ci devono considerare come ministri di Cristo, e amministratori dei misteri di Dio. Orbene, ecco ciò che si chiede agli amministratori: che siano fedeli. Poco importa a me d'essere giudicato da voi o da un tribunale di uomini, anzi neppure mi giudico da me stesso. Anche se non ho coscienza di alcuna colpa, non per questo sono giustificato: chi invece mi giudica è il Signore. Perciò non giudicate prima del tempo, fino a che venga il Signore, che illuminerà i segreti occulti e farà conoscere i disegni dei cuori: ed allora ognuno avrà da Dio la sua lode.

GRADUALE
Ps 144:18; 144:21. Prope est Dóminus ómnibus invocántibus eum: ómnibus, qui ínvocant eum in veritáte. ℣. Laudem Dómini loquétur os meum: et benedícat omnis caro nomen sanctum ejus.

Ps 144:18; 144:21. Il Signore è vicino a quanti lo invocano: a quanti lo invocano sinceramente. ℣. La mia bocca proclami la lode del Signore: e ogni mortale benedica il suo santo nome.

ALLELUJA
Allelúja, allelúja. ℣. Veni, Dómine, et noli tardáre: reláxa facínora plebis tuae Israël. Allelúja.

Alleluia, alleluia. ℣. Vieni, o Signore, non tardare: perdona le colpe di Israele tuo popolo. Alleluia.

L'avvenimento capitale della storia del mondo sta per accadere. Secondo il profeta Isaia, San Giovanni Battista presenterà il Messia al mondo. Importa determinare bene il momento storico in cui ciò avvenne.

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secundum Lucam.
Luc 3:1-6.
Anno quintodécimo impérii Tibérii Caesaris, procuránte Póntio Piláto Judaeam, tetrárcha autem Galilaeae Heróde, Philíppo autem fratre ejus tetrárcha Ituraeae et Trachonítidis regionis, et Lysánia Abilínae tetrárcha, sub princípibus sacerdotum Anna et Cáipha: factum est verbum Domini super Joannem, Zacharíae filium, in deserto. Et venit in omnem regiónem Jordánis, praedicans baptísmum poeniténtiae in remissiónem peccatórum, sicut scriptum est in libro sermónum Isaíae Prophétae: Vox clamántis in desérto: Paráte viam Dómini: rectas fácite sémitas ejus: omnis vallis implébitur: et omnis mons et collis humiliábitur: et erunt prava in dirécta, et áspera in vias planas: et vidébit omnis caro salutáre Dei.

Seguito del santo Vangelo secondo Luca.
Luc 3:1-6.
L'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, essendo Ponzio Pilato procuratore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, suo fratello Filippo tetrarca dell'Iturea e della Traconítide, e Lisania tetrarca dell'Abiléne, sotto i gran sacerdoti Anna e Caifa, la parola del Signore si fece udire a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli andò in tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati, come sta scritto nel libro dei discorsi del profeta Isaia: Voce di colui che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni valle sarà colmata, ogni monte, ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte, le vie scabrose diventeranno piane; e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.

Omelia di San Gregorio, Papa.
Omelia 20 sui Vangeli, prima della metà.
Giovanni diceva alle folle che accorrevano per essere battezzate da lui: Razza di vipere, chi v'ha insegnato a sfuggire l'ira che vi sovrasta? (Luc 3:7). Ora l'ira che sovrasta è il castigo finale: che non potrà sfuggirlo allora il peccatore s'egli non ricorre ai gemiti della penitenza. Ed è da notare che questi cattivi rampolli, imitando la maniera d'agire dei cattivi genitori, son detti razza di vipere: perché, invidiando i buoni e perseguitandoli, facendo del male al prossimo e cercando di danneggiarlo, essi in tutte queste cose seguono le vie dei loro padri secondo la carne, e sono come figli velenosi nati da velenosi parenti.
Ma perché abbiamo già peccato, perché siamo involti nelle cattive abitudini inveterate, ci dica egli che dobbiam fare per poter fuggire la collera che verrà. Eccolo: Fate ormai degni frutti di penitenza (Luc 3:8). Nelle quali parole è da notare, che l'amico dello sposo avverte di fare non soltanto frutti di penitenza, ma degni frutti di penitenza. Perché altro è fare un frutto di penitenza, altro fare un degno frutto di penitenza. E per parlare bene di questi frutti degni di penitenza, si deve sapere, che chiunque non ha commesso alcuna cosa illecita, ha diritto di usare delle cose lecite: e così, esercitandosi nelle opere di pietà, egli è libero di usare, se vuole, delle cose del mondo.
Ma se alcuno è caduto in peccato d'impurità, o forse, ch'è più grave, di adulterio, tanto più deve astenersi dalle cose lecite, quanto più si ricorda d'aver commesse azioni illecite. Poiché il frutto dell'opera buona non dev'essere uguale in chi ha peccato di meno e in chi ha peccato di più: ovvero, in chi non ha commesso colpe, in chi ne ha commesse alcune, o in chi ne ha commesse molte. Col dire dunque: Fate degni frutti di penitenza (Luc 3:8), si fa appello alla coscienza di ciascuno, affinché colla penitenza acquisti un tesoro di opere buone tanto più grande quanto più gravi danni cagionò a se stesso colla colpa.

Credo

Salutiamo con l'Angelo Gabriele e Santa Elisabetta, la Beata Vergine Maria Santissima, questo tabernacolo vivente di Nostro Signore Gesù Cristo che noi attendiamo.

OFFERTORIUM
Luc 1:28. Ave, María, gratia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus, et benedíctus fructus ventris tui.

Luc 1:28. Ave, Maria, piena di grazia: il Signore è con te: tu sei benedetta tra le donne, e benedetto è il frutto del ventre tuo.

SECRETA
Sacrifíciis praeséntibus, quaesumus, Dómine, placátus inténde: ut et devotióni nostrae profíciant et salúti. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Signore, Te ne preghiamo, guarda benigno alle presenti offerte: affinché giovino alla nostra devozione e alla nostra salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRAEFATIO DE SANCTISSIMA TRINITATE
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: Qui cum unigénito Fílio tuo et Spíritu Sancto unus es Deus, unus es Dóminus: non in uníus singularitáte persónae, sed in uníus Trinitáte substántiae. Quod enim de tua glória, revelánte te, crédimus, hoc de Fílio tuo, hoc de Spíritu Sancto sine differéntia discretiónis sentímus. Ut in confessióne verae sempiternaeque Deitátis, et in persónis propríetas, et in esséntia únitas, et in majestáte adorétur aequálitas. Quam laudant Angeli atque Archángeli, Chérubim quoque ac Séraphim: qui non cessant clamáre cotídie, una voce dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: che col Figlio tuo unigenito e con lo Spirito Santo, sei un Dio solo ed un solo Signore, non nella singolarità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Così che quanto per tua rivelazione crediamo della tua gloria, il medesimo sentiamo, senza distinzione, e di tuo Figlio e dello Spirito Santo. Affinché nella professione della vera e sempiterna Divinità, si adori: e la proprietà nelle persone e l'unità nell'essenza e l'uguaglianza nella maestà. La quale lodano gli Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini, che non cessano ogni giorno di acclamare, dicendo ad una voce: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.

Nelle ferie in cui si ripete la Santa Messa della Domenica, purché non si faccia qualche commemorazione che richieda il Prefazio proprio, si dice:

PRAEFATIO COMMUNIS
Vere dignum et justum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, aetérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus, Deus Sábaoth. Pleni sunt coeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus, qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni Ti adorano, le Potenze Ti venerano con tremore. A Te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.

COMMUNIO
Is 7:14. Ecce, Virgo concípiet et páriet fílium: et vocábitur nomen ejus Emmánuel.

Is 7:14. Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio: e si chiamerà Emmanuele.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Sumptis munéribus, quaesumus, Dómine: ut, cum frequentatióne mystérii, crescat nostrae salútis efféctus. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Assunti i tuoi doni, o Signore, Ti preghiamo, affinché, frequentando questi misteri, cresca l'effetto della nostra salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Si dice il Benedicamus Domino, invece dell'Ite, missa est. Così ogni volta che non si recita il Gloria in excelsis.

CONCLUSIO
℣. Benedicamus Domino.
℞. Deo gratias.

℣. Benediciamo il Signore.
℞. Rendiamo grazie a Dio.

Se la Vigilia del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo cade di Domenica, si dice la Santa Messa della Vigilia con la commemorazione della Domenica, senza leggerne in fine il Vangelo.